Discussione:
Critica delle biomasse come fonte di energia
(troppo vecchio per rispondere)
Roberto Deboni DMIsr
2021-07-17 00:33:16 UTC
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Da un documento IEA Bioenergy del 2007 (traduco):

"La biomassa è una materia prima versatile che può essere utilizzata
per la produzione di calore, elettricità, combustibili per i trasporti
e bioprodotti. Quando prodotto e utilizzato in modo sostenibile, è un
vettore a emissioni zero e può and dare un grande contributo alla
riduzione delle emissioni di gas serra.
Attualmente, la cogenerazione, la co-combustione, e gli impianti di
combustione forniscono energia affidabile, efficiente e pulita e
calore. La produzione e l'uso di biocarburanti stanno crescendo a
un ritmo molto rapido. L'etanolo da canna da zucchero è già un
biocarburante competitivo nelle regioni tropicali. A medio termine,
etanolo e combustibili sintetici di alta qualità da biomassa
legnosa dovrebbero essere competitivi a prezzi del greggio sopra
i 45 dollari al barile."

Sostanzialmente e' tutto vero, ma chi l'avrebbe detto che 13 anni
dopo, forse la corsa alle biomasse ha scatenato una pandemia ?
Oltre ad accelerare, seppure temporaneamente, le emissioni di gas
serra ?

Continuiamo a leggere:

"Le materie prime per gli impianti di bioenergia possono includere
residui dell'agricoltura, la silvicoltura e l'industria della
lavorazione del legno, nonché biomassa prodotta da terreni degradati
e marginali. Biomassa per l'energia può essere prodotta anche su
terreni agricoli di buona qualità e pascoli senza mettere a
repentaglio la fornitura mondiale di cibo e mangimi se l'efficienza
dell'uso del suolo agricolo è aumentata, specialmente nelle regioni
sviluppate.
I ricavi da biomasse e prodotti derivati da biomasse potrebbero
fornire una leva chiave per lo sviluppo rurale e il miglioramento
dell'agricoltura produzione."

Nell'ultima frase sta la vera ragione per l'uso delle biomasse.
Non e' vero che sono a favore dell'ambiente, anzi sono stati causa
dei maggiori distratti ecologici dell'ultima decade.
Inoltre, con riferimento alle emissioni di gas serra, il passaggio
alle biomasse in sostituzioni dei combustibili fossili, se e' vero
che riduce il tasso delle emissioni, non va certamente a portarle
indietro.

Ma ci sono soluzioni migliori ?

Io dico di si'.

Facciamo mente locale, il documento e' stato scritto nel 2007,
l'esperienze citata non andava oltre il 2006.

Inoltre ponderiamo la fonte prima da cui le biomasse si generano:
il Sole. Per avere biomassa occorre energia solare e dove ci
sono le biomasse c'e' energia solare.

Nel giro di 13 anni, c'e' stata una vera rivoluzione "solare",
mi riferisco al fotovoltaico. Inoltre c'e' stata una importante
"evoluzione del solare termodinamico" (CSP), con raddoppio delle
efficienze, e l'aggiunta capacita' di accumulo massivo di energia,
il che ha reso il CSP "dispacciabile". Anche se il CSP e' stato
un "frenato" (molto negli USA, bloccato del tutto in Italia),
il fotovoltaico e' invece esploso, con costi del materiale di
installazione sceso di 20 volte. Ma la tecnologia che puo'
veramente insidiare la bioenergia e' il CSP con accumulo, che
toglie dalle biomasse il suo scettro della dispacciabilita'
(che il fotovoltaico non ha).
Roberto Deboni DMIsr
2021-07-17 01:02:45 UTC
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Post by Roberto Deboni DMIsr
"Le materie prime per gli impianti di bioenergia possono includere
 residui dell'agricoltura,
I residui dell'agricoltura non sono "gratis", ma tolgono
fertilizzante all'agricoltura. In altre parole gli amici
delle biomasse sono amici dell'industria dei fertilizzanti
chimici.
Post by Roberto Deboni DMIsr
la silvicoltura
Togliere i residui della silvicoltura, parimenti toglie fertilizzanti,
inoltrese per "silvicoltura" si intende "passare la rete nei boschi
naturali" per ripulire dal materiale "morto", come se fosse inutile,
in realta' trasforma quei boschi in "boschi industriali", dato
che snatura l'ecosistema boschivo, uccidendo tutta la catena
alimentare che vive sul ciclo di morte degli alberi.
L'utilizzo di cosidetti "scarti" dei boschi naturali non e' affatto
tutelare la natura, ma bensi' distruggere specie ed ecosistema.
Post by Roberto Deboni DMIsr
e l'industria della lavorazione del legno,
In realta' gli scarti della lavorazione del legno sono utilizzati
per la produzione di materiali tecnici come il truciolare. Bruciarli
significa dovere poi cercare nuova materia prima per soddisfare la
domanda di truciolare (che per alcuni compiti e' migliore del
legno naturale).
Post by Roberto Deboni DMIsr
nonché biomassa prodotta da terreni degradati e marginali.
E qui nasce la domanda nel 2021: avendo 10, 100, 1000 ettari
di terreni degradati, magari anche inquinati (e quindi cio'
che ci cresce cattura sostanza velenose ...), in che modo
puo' essere sfruttato al massimo per produrre bioenergia ?
C'e' un modo per produrre la massima quantita' di bioenergia,
cosi' da salvaguardare:

* i terreni per la necessaria coltivazione ad uso alimentare
* le foreste primeve (cosa che la pandemia ci ha segnalato e'
meglio rispettare, anche senza il pensiero della salvaguardia
della biodiversita' della Terra)
Post by Roberto Deboni DMIsr
Biomassa per l'energia può essere prodotta anche su
 terreni agricoli di buona qualità e pascoli senza mettere a
 repentaglio la fornitura mondiale di cibo e mangimi
avete letto con attenzione ... ?
Post by Roberto Deboni DMIsr
se l'efficienza dell'uso del suolo agricolo è aumentata,
Insomma, dicevano che possiamo usare terreni agricoli pregiati,
(necessari per ottenere le alte rese da cui nascono le cifre
che vorrebbero dimostrare che la biomassa potrebbbe soddisfare
la domanda di energia mondiale) se passiamo ad una agricoltura
ancora piu' "spinta" (quindi ad alto investimenti di energia,
dalla lavorazione dei terreni, alla fertilizzazione, alla
irrigazione, etc.)
Post by Roberto Deboni DMIsr
specialmente nelle regioni sviluppate.
In realta', chi non ha la memoria di una trota, si ricorda
l'improvviso balzo del prezzo della farina, e quindi del pane
e della pasta, quando sono iniziate le politiche di incentivazione
di massa della produzione di bioenergie. Se per i paesi
occidentali, tali aumenti sono stati facilmente assorbiti (chi
spende per ogni pasto 5-10 euro per la carne, non soffre molto
se deve pagare 0,50 centesimi in piu' per pasto per il pane.
Ma nel resto del mondo e' stato un duro colpo, costringendo vari
stati a stabilire un prezzo politico per farine ed equivalenti,
e pane ed equivalenti.

Nel 2011 e' chiaro a tutti che c'e' concorrenza, una spietata
concorrenza tra le bioenergia ambite dagli occidentali e il
cibo dei paesi in via di sviluppo:

<https://www.theguardian.com/global-development/poverty-matters/2011/jun/01/biofuels-driving-food-prices-higher>

Grazie ai corposi incentivi per le biomasse, le aziende occidentali
si possono permettere di schiantare ogni concorrenza per scopi
alimentari nei paesi in via di sviluppo:

"Land vital for food crops in developing countries is being turned
over to grow biofuels, invariably for export"

Questo significa minore cibo, maggiore rischio di carestia, crisi
economica e quindi "emigrazione", il secondo male a cui ha
contributo il miraggio delle bio-energie.

Non so quanti se lo ricordano (io faccio la spesa personalmente
e con parsimonia e mi sono accorto in modo lampante
dell'improvviso aumento dei prezzi dei "carboidrati" prima del
2011:

"This year began with record-breaking food prices that experts
warn could lead to another fully fledged global food crisis.
Rising food prices contributed to the uprisings in Tunisia and
Egypt and sparked riots in several other countries. A food crisis
three years ago also brought impoverished people on to the streets
when they couldn't afford to buy staple foods such as rice, wheat
and corn. Not surprising when poor people spend up to 80% of their
income on food."

L'instabilita' sociale dell'Africa settentrionale e' stata
causata dalla politica delle bio-energie. Punto.

"The World Bank estimates that between June and December 2010 an
additional 44 million people fell below the poverty line due to
rises in food prices. The bank's president, Robert Zoellick,
called for the world to "put food first".

Qualche numero sul livello di pressione esercitato sui prezzi:

"About 40% of US corn goes into biofuels. Today, 18% of biofuels now
used in the UK are made from wheat and corn that are staple foods
in the developing world. Yet just over a year ago, the UK hardly used
either of these."

Il 40% del mais USA nel 2011 era dirottato per i bio-carburanti.
Ed era solo l'inizio. Sappiamo come la corsa ai bio-carburanti e
bio-combustibili abbia fatto guardare in giro sulla Terra ai
produttori piu' cinici (e falsi, perche' raccontano di essere,
a parole, amici della Terra). E cosi' hanno messo gli occhi
sui vasti territori delle foreste pluviali. Per piantare la
regina della piante da energia: la palma da olio. Insomma,
se dal 2011 ad oggi, non ci sono piu' stati pesanti, ulteriori
aumenti dei prezzi della farina e del pane e' solo perche'
hanno smesso di togliere ulteriore pregiato terreno agricolo
usato per gli alimenti, ed invece sono passati ad ampliare in
modo forsennato la superficie di terreni agricoli pregiati:
bruciando (almeno si limitassero ad abbatterle, conservando
la legna) le foreste pluviali in Amazzonia e in Asia.
Post by Roberto Deboni DMIsr
 I ricavi da biomasse e prodotti derivati da biomasse potrebbero
 fornire una leva chiave per lo sviluppo rurale e il miglioramento
 dell'agricoltura produzione."
Nell'ultima frase sta la vera ragione per l'uso delle biomasse.
Non e' vero che sono a favore dell'ambiente, anzi sono stati causa
dei maggiori distratti ecologici dell'ultima decade.
Inoltre, con riferimento alle emissioni di gas serra, il passaggio
alle biomasse in sostituzioni dei combustibili fossili, se e' vero
che riduce il tasso delle emissioni, non va certamente a portarle
indietro.
Ma ci sono soluzioni migliori ?
Io dico di si'.
Facciamo mente locale, il documento e' stato scritto nel 2007,
l'esperienze citata non andava oltre il 2006.
il Sole. Per avere biomassa occorre energia solare e dove ci
sono le biomasse c'e' energia solare.
Nel giro di 13 anni, c'e' stata una vera rivoluzione "solare",
mi riferisco al fotovoltaico. Inoltre c'e' stata una importante
"evoluzione del solare termodinamico" (CSP), con raddoppio delle
efficienze, e l'aggiunta capacita' di accumulo massivo di energia,
il che ha reso il CSP "dispacciabile". Anche se il CSP e' stato
un "frenato" (molto negli USA, bloccato del tutto in Italia),
il fotovoltaico e' invece esploso, con costi del materiale di
installazione sceso di 20 volte. Ma la tecnologia che puo'
veramente insidiare la bioenergia e' il CSP con accumulo, che
toglie dalle biomasse il suo scettro della dispacciabilita'
(che il fotovoltaico non ha).
Roberto Deboni DMIsr
2021-07-17 12:51:12 UTC
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  I ricavi da biomasse e prodotti derivati da biomasse potrebbero
  fornire una leva chiave per lo sviluppo rurale e il miglioramento
  dell'agricoltura produzione."
Nell'ultima frase sta la vera ragione per l'uso delle biomasse.
Non e' vero che sono a favore dell'ambiente, anzi sono stati causa
dei maggiori distratti ecologici dell'ultima decade.
"disastri" ecologici

In realta', prima che esplodesse la "moda delle biomasse", i prezzi
agricoli mondiali avevano subito una pressione in basso delle
quotazioni (eppure in molte parti del mondo ancora si moriva di
carestia e insufficienze alimentari). La "moda delle biomasse" in
realta' e' stata inventata dalle grosse realta' industriali agricole
(multinazionali, ma anche locali, quelle che hanno il controllo di
quella fetta politica che difende le "quote" che vogliono limitare
la produzione di questo o quell'alimento). Non c'era alcun obiettivo
eco-ambientale o di riduzione delle emissioni di CO2, ma solo quello
di rimandare in alto i prezzi del settore alimentare e ci sono
riusciti anche troppo (scatenando un findimondo sociale di cui oggi
altri politici sfruttano le conseguenze creando scompenso sociale
anche nei paesi sviluppati per ottenere consensi popolari a favore
di politiche di stampo fascista (i globalisti, insomma, sono dei
fascisti in essere, usando tattiche di attacchi emozionali, tipo
la fame e le repressioni dei poteri nel mondo).
Inoltre, con riferimento alle emissioni di gas serra, il passaggio
alle biomasse in sostituzioni dei combustibili fossili, se e' vero
che riduce il tasso delle emissioni, non va certamente a portarle
indietro.
Ma ci sono soluzioni migliori ?
Io dico di si'.
Facciamo mente locale, il documento e' stato scritto nel 2007,
l'esperienze citata non andava oltre il 2006.
il Sole. Per avere biomassa occorre energia solare e dove ci
sono le biomasse c'e' energia solare.
Vediamo di capire come funziona la bio-energia, che va ben oltre
citare le mere rese organiche per ettaro (numeri, peraltro spesso
gonfiati, citando le rese di una costosa e energhivora coltivazione
ad alta efficienza, che nella realta' non trova riscontro al di
fuori di modeste superficie gestite come dei laboratori agricoli).
Per esempio un dato spesso sventolato e' di 12 tonnellate "secche"
(quindi dopo avere asciugato via l'umidita' onnipresente nelle
masse vegetali) per ogni ettaro per anno. La realta' invece mostra
un dato limite di 4 tonnellate/ettaro/anno della industria agricola
piu' produttiva che e' quella dell'olio da palma.

La questione e' che la bio-energia, per rimpiazzare gli usi
dell'energia fossile, deve subire in buona parte un processo di
conversione. Neanche come fonte di energia termica (riscaldamento)
si puo' utilizzare direttamente la biomassa, perche' deve subire
almeno un trattamento meccanico (oltre ad essere deumidificato),
come la chippatura oppure la pelletizzazione.

Ci sono molte opzioni papabili (il che confonde i calcoli globali),
che possiamo dividere in tre gruppi principali:

* conversione termochimica (combustione, gasificazione, pirolisi)
* conversione biochimica (digestione, fermentazione)
* estrazione diretta (esempio come nel caso dell'olio da palma)

Ogni opzione ha le sue efficienze e rese. Ecco un riepilogo dello
stato dell'arte (grosso modo, mi interessa evidenziare gli ordini
di grandezza, non i dati esatti):

a) produzione di biogas per digestione anareobica
oppure
produzione di biogas da discariche di rifiuti urbani

a partire dal PCI (potere calorifico inferiore) si ha una
efficienza del 10-15% dell'energia biochimica iniziale
trasformata in energia elettrica prodotta in loco
(se poi occorre spostare le biomasse altrove, ad esempio
centrali elettriche esistenti una volta a carbone, il
dato peggiora ulteriormente)
Vantaggio: puo' anche utilizzare direttamente la biomassa
umida

b) combustione diretta per produrre calore

un 70% del PCI degli impianti domestici fino al 90% del
PCI per impianti di grossa taglia industriale, ambedue
le tipologie usando caldaia avanzate moderne (pellet
e letti di combustione altamente efficienti)
il limite degli impianti domestici e' indicativamente
di 50 kW(th) di potenza termica

costi di impianto da 100 €/kW(th) per stufe tradizionali
a pezzi di legna (ma efficienze piu' basse del 70%)
a 300-800 €/kW(th) per caldaie automatiche (pellet)
o fino a 300-700 €/kW(th) per quelle di grossa taglia

c) cogenerazione - produzione combinata di calore e elettricita'

efficienza fino al 90% per impianti fino a 1 MW(e) e fino
al 100% per over 20 MW(e), ma per la taglia minore si tratta
di tecnologia Stirling, che ancora oggi non decolla (facile a
livello di laboratorio, ma difficile, cioe' costosa,
duplicazione industriale). A livello di ciclo rankine per
i grossi generatori si puo' pero' arrivare teoricamente fino
al 100% di efficienza globale. I limiti della cogenerazione
sono di una domanda termica stagionale e la necessita' di un
ben preciso equilibrio tra quota di produzione elettrica e
di produzione termica. Se si esce dal preciso rapporto
progettuale/nominale, l'efficienza di conversione crolla

costi di impianto: 2700 €/kW (ORC, ovvero ciclo rankine
a fluido organico, ovvero a temperatura moderata di combustione)
3500 €/kW (Stirling), 2500-3000 €/kW (impianto a ciclo
rankine a vapore)

d) combustione diretta per produrre elettricita'

efficienza dal 20% al 40% di conversione in energia elettrica
maggiore per taglie crescenti e migliore qualita' della biomassa

costi impianto di 1600-2500 €/kW

e) co-combustione con il carbone (per abbassare il tasso di emissioni
di CO2 in una centrale a carbone convenzionale)

efficienza dal 30% al 40% di conversione in energia elettrica

costi di impianto (per le parti da "aggiungere" ad una centrale
a carbone esistente) da 100-1000 €/kW

f) gasificazione per produzione di calore

efficienza dal 80% al 90% complessivo quindi paragonabile
alla combustione diretta

costi di impianto oltre 500 €/kW(th)

g) gasificazione per motori a combustione in cogenerazione

efficienza elettrica del 15-30%, globale del 60-80%

costi di impianto 1000-3000 €/kW ma attenzione ai costi
di gestione e manutenzione
Vantaggio: piccoli impianti a partire da 100 kW(e)

h) gasificazione usando cicli combinati (brayton+rankine,
ad esempio)

efficienza elettrica del 40-50%

costi di impianto 3500-5000 €/kW(e) potenzialmente
riducibili in futuro a 1000-2000 €/kW(e) per grossi
impianti prodotti in serie

Svantaggio: si parte da taglie di 30-200 MW(e) ed oltre

i) pirolisi per la produzione di biocarburanti

efficienza del 60-70% a partire da sostanze oleose

costi di impianto da 700/kW(th) trasformato

l) produzione di idrogeno direttamente dalla gasificazione
della biomassa

efficienza a partire dal potere calorifico superiore (PCS)
del 60% (poi occorre considerare quella del ciclo usato)

m) produzione di metanolo da gasificazione della biomassa

efficienza dal PCS del 55% (poi per efficienza del ciclo)

n) processo Fischer-Tropsch da gasificaizone biomassa

efficienza dal PCS del 45% (poi per efficienza del ciclo)

o) etanolo dal legno tramite idrolisi e fermentazione

efficienza dal PCS del 45% (poi per efficienza del ciclo)

p) etanolo da barbaietola tramite fermentazione

efficienza dal PCS del 43%

q) etanolo da canna da zucchero tramite fermentazione

efficienza 85 litri etanolo da tonnellata di canna umida

r) biodiesel tramite estrazione a pressione e esterificazione

efficienza dal PCS del 88%

Come si puo' vedere, c'e' un ampia scelta, ma cio' che conta
e' capire che (tranne il caso di generazione di calore di
grossi impianti, ma il calore deve essere usabile in loco,
se per esempio ci mettiamo il teleriscaldamento, abbiamo
le importanti perdite di trasmissione di calore della rete)
non si puo' considerare il mero contenuto iniziale di energia
della biomassa, ma cio' che si ottiene e' circa la meta, o
poco di piu'.

L'unico vantaggio significativo della biomassa, specialmente
se ci si accontenta della fascia bassa di efficienza, e' un
basso costo di impianto, ideale per le nazioni in via di
sviluppo, che oltretutto hanno in genere a disposizioni
vasti territori a bassa densita' umana (ma di grande pregio
per la bio-diversita' ...).
Ma come si capira' nel seguito, le nazioni industriali,
che oltretutto sono quelle di maggior consumo pro-capite di
energia, hanno altre opzioni di consumo molto inferiore di
territorio.
Roberto Deboni DMIsr
2021-07-17 14:49:34 UTC
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Post by Roberto Deboni DMIsr
Post by Roberto Deboni DMIsr
Facciamo mente locale, il documento e' stato scritto nel 2007,
l'esperienze citata non andava oltre il 2006.
il Sole. Per avere biomassa occorre energia solare e dove ci
sono le biomasse c'e' energia solare.
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Post by Roberto Deboni DMIsr
Ma come si capira' nel seguito, le nazioni industriali,
che oltretutto sono quelle di maggior consumo pro-capite di
energia, hanno altre opzioni di consumo molto inferiore di
territorio.
Notare che il "consumo di territorio" non e' detto sia quello
del consumatore, ma se l'Europa vuole veramente agire a difesa
del eco-sistema mondiale e delle bio-diversita', deve
considerare l'effetto delle sue scelte anche alla origine dei
suoi fornitori di energia.

Vediamo, ad esempio, un caso ritenuto di successo:
la produzione di etanolo in Brasile. L'etanolo e' classificato
come bio-carburante e quindi e' un esempio di un caso possibile
di "successo" anche per i consumatori europei. Qualcuno potrebbe
dire: se non possiamo piu' importare petrolio, perche' non
importare etanolo ? Dopotutto le biomasse sono "green" e la
produzione brasiliana di etanolo e' stato un successo. Giusto ?

Un numero spesso sventolato per dimostrare questo "successo" e'
il costo di $60/barile equivalente del bio-etanolo brasiliano.

Oggi il petrolio quota oltre $70/barile, quindi perche' non
importare in massa bio-etanolo dal Brasile ? Dopotutto basta
poco per modificare i motori comuni per funzionare a etanolo.
Vediamo che significa:

<https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2405774/>

"In the State of São Paulo, an increase of 12% in sugar cane yield
and 6.4% in TRS is expected over the next 10 years. Combining this
with an expected 6.2% improvement in fermentation efficiency and
2% in sugar extraction, ethanol yields may increase by 29%, pushing
average ethanol productivity to 9000 litres/ha"

Un dato massimo su grande scala, futuribile, di 9000 litri per ettaro.
Il PCS dell'etanolo e' di 29,7 MJ/kg con una densita' di 0,79 lt/kg
a 20°C, quindi sono 23,5 MJ/lt. Dato che per i piu' il MJ e'
misterioso (ma lo trovate nella bolletta del gas, dove un m3 di gas
viene indicato sui 38 MJ), mentre ogni giorno litigano sui kW·h,
convertiamo i 23,5 MJ/lt in 6,52 kW·h/lt.
Per 9000 litri diventano 58'660 kW·h per ettaro, quasi 58,7 MW·h/ha.
Questa e' la resa energetica annua in bio-etanolo di un ettaro di
territorio amazzonico.
Il PCS della benzina e' di media 34,2 MJ/lt, ovvero 9,5 kW·h/lt.
Un motore a benzina, modificato per etanolo, non dovrebbe consumare
piu' di 1,46 lt di etanolo per ogni litro di benzina che consumava
prima. Ad esempio, se un motore consumava 5 litri di benzina ogni
100 km, andando a etanolo il suo consumo non puo' essere inferiore a
5 x 1,46 = 7,3 lt/100 km.

Nel 2019 l'Italia ha consumato circa 16 milioni di tonnellate di
benzina (e altrettante di gasolio). La densita' della benzina varia
tra 0,71 lt/kg a 0,77 lt/kg, con un riferimento medio di 0,75 lt/kg
(in Europa) il che significa che la quantita' consumata in Italia
e' intorno ai 21,3 miliardi di litri annui. A 9000 litri/anno,
servono quindi 2'370'000 ettari dedicati, che sono circa 23'700 km2
di territorio brasiliano (e questo spiega perche' il Brasile sta
affrontando la propria crescente fame di energia radendo al suolo
l'equivalente di intere regioni italiane di foresta amazzonica ...).

Vediamo l'alternativa alla bio-conversione solare. La produzione
di carburanti sintetici con cattura diretta industriale
dell'energia solare. Sara' meno bello all'occhio del naturalista,
pero' ...

Ma prima di continuare, vi posso gia' mostrare le potenzialita'
mondiali teoriche di varie fonti rinnovabili, come riportate nel
documento sulle bioenergie della IEA (EJ e' exajoule)

teorico tecnicamente
astratto praticabile
-----------------------------------------------
biomasse 2'900 EJ 200-400 EJ
idroelettrico 147 EJ 50 EJ
solare 3'900'000 EJ >1'500 EJ
eolico 6'000 EJ 640 EJ
geotermico 1'400'000 EJ 5'000 EJ

Il consumo mondiale e' arrivato a 581 EJ nel 2019, di cui
petrolio 192 EJ, gas 141 EJ, carbone 158 EJ, nucleare 24 EJ,
idroelettrico 38 EJ, rinnovabili varie 29 EJ. Come si puo'
vedere, non c'e' motivo per spingere sulle biomasse, il solare
da solo basta ed avanza per coprire tutto il fabbisogno mondiale.
Oppure l'eolico. Sorvolo sul geotermico perche' ho serie
perplessita' sul suo utilizzo in quantita' cosi' massive.
Il calore interno della Terra e' semplicemente vitale per la
vita sulla superficie della Terra (il suo mantenimento sta alla
base del campo elettromagnetico che ci protegge dalla pioggia
di particelle radioattive del vento solare: considerando che
non ci serve, perche' fare inutilmente male ai posteri ?).

Va anche subito chiarito che la benzina sintetica non ha
nulla a che fare con i bio-carburanti, vedi sotto come si
produce.

Vediamo ora la sintesi della benzina. Ci sono vari metodi,
ma tipicamente si parla di produrre idrogeno, per ora
limitamente alla elettrolisi dell'acqua. Poi si aggiunge
carbonio (ad esempio, prelevato dalla CO2 atmosferica) per
ottenere la miscela di idrocarburi che e' la benzina.

La produzione di benzina sintetica ha una lunga storia. In
passato era stata spinta per ragioni militari, mancando
l'accesso ai rifornimenti petroliferi (Germania hitleriana)
e quindi buona parte della tecnologia e' in uno stato avanzato
e collaudato.
Roberto Deboni DMIsr
2021-07-17 16:19:30 UTC
Permalink
On 17/07/2021 16:49, Roberto Deboni DMIsr wrote:

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Post by Roberto Deboni DMIsr
Nel 2019 l'Italia ha consumato circa 16 milioni di tonnellate di
benzina (e altrettante di gasolio). La densita' della benzina varia
tra 0,71 lt/kg a 0,77 lt/kg, con un riferimento medio di 0,75 lt/kg
(in Europa) il che significa che la quantita' consumata in Italia
e' intorno ai 21,3 miliardi di litri annui. A 9000 litri/anno,
servono quindi 2'370'000 ettari dedicati, che sono circa 23'700 km2
di territorio brasiliano (e questo spiega perche' il Brasile sta
affrontando la propria crescente fame di energia radendo al suolo
l'equivalente di intere regioni italiane di foresta amazzonica ...).
Vediamo l'alternativa alla bio-conversione solare. La produzione
di carburanti sintetici con cattura diretta industriale
dell'energia solare. Sara' meno bello all'occhio del naturalista,
pero' ...
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Post by Roberto Deboni DMIsr
Vediamo ora la sintesi della benzina. Ci sono vari metodi,
ma tipicamente si parla di produrre idrogeno, per ora
limitamente alla elettrolisi dell'acqua. Poi si aggiunge
carbonio (ad esempio, prelevato dalla CO2 atmosferica) per
ottenere la miscela di idrocarburi che e' la benzina.
La produzione di benzina sintetica ha una lunga storia. In
passato era stata spinta per ragioni militari, mancando
l'accesso ai rifornimenti petroliferi (Germania hitleriana)
e quindi buona parte della tecnologia e' in uno stato avanzato
e collaudato.
Un tipico processo parte da una miscela di metano e CO2 e
acqua che tra 973K e 1273K viene riformato in un flusso di
CO e idrogeno e acqua.

Ecco dei valori trovati in letteratura.
Primo stadio (reformer):

ingresso: 128,9 t/h di metano al 95%
330,0 t/h di CO2
263,5 t/h di acqua

uscita: gas sintetico che viene poi raffreddato e l'acqua tolta;
resta una miscela di CO e idrogeno in un rapporto circa
di 2 parti di idrogeno (H2) per una di CO.

Secondo stadio (Fischer Tropsch, FT) a 513K e 20 bar:

uscita: una miscela di idrocarburi e acqua
tra gli idrocarburi abbiamo benzine, GPL e cere
le cere poi sono mandate all'idrocracking per
produrre gasolio utilizzando idrogeno riciclato
dagli stadi precedenti

Risultati sulla base dell'ingresso sopra indicato di materia
prima:

67,1 t/h di gasolio
25,0 t/h di benzina
0,3 t/h di GPL

L'efficienza energetica complessiva del ciclo e' del 62%.
Notare che il processo "consuma CO2" cioe' lo si puo'
togliere dall'atmosfera o da dove si e' messo da parte.

Il processo pero' richiede anche metano o un altro portatore
di protoni (idrogeno). Ma anche il metano si puo' sintetizzare
usando energia rinovabile, ad esempio, si puo' produrre idrogeno
per elettrolisi e combinarlo ancora con la CO2 per produrre
metano (processo Sabatier) con una efficienza del 70%.
Attualmente l'efficienza nella produzione di idrogeno e' del 65%.
In numeri, per produrre 1 kg di idrogeno servono da 50 a 60 kW·h
di energia elettrica per elettrolisi.
La produzione di metano richiede altri 30-37 kW·h per kg di H2
contenuto.

La tecnologia di elettrolisi piu' matura e' quella alcalina
(AEL) che opera tramite elettrodi immersi in un elettrolita
come KOH oppure NaOH e separati da un diaframma poroso. L'H2
cosi' ottenuto e' al 99,9% di purezza, con O2 di scarto di
una purezza del 99-99,8%. L'efficienza va dal 59% al 79% e la
tecnologia e' gia' commerciale. Ci sono altre tecnologie (PEM
e SOEC) cdi maggiore efficienza, ma hanno problemi con la
degradazione dell'impianto e richiedono temperature sopra i
100°C.

Va anche ricordato che le varie tecnologie di elettrolisi non
sopportano variazioni repentine della corrente elettrica,
quindi occorre abbinare il fotovoltaico con la capacita' di
dispacciamento del solare termodinamico ad accumulo.

Il dato numerico e' di 3,8-8,2 kW·h per m3 di H2 a 690 bar.

Poi si passa alla metanizzazione, con una reazione con la
CO2. Audi ha un impianto in funzione con una efficienza
del 54% (Audi E-GAS) a partire dall'energia eolica.
Il consumo e' di 13,85 kW·h per kg di CH4 sintetico ovvero
pari alla capacita' energetica del CH4 (13,6 kW·h per kg).
Come dire che se immettiamo 100 di energia, otteniamo
50 come risultato sotto forma di metano. Considerando
l'efficienza del ciclo precedentemente descritto, ne viene
fuori che per produrre benzina (consumando ulteriore CO2
nel processo) ci servono fino a 30 kW·h di energia
elettrica per ogni kg di benzina sintetizzata (il cui contenuto
di energia e' solo di 9,5 kW·h).

Si tratta ora di capire quanta superficie occorre per produrre
in un anno 30 kW·h. Prendiamo la resa fotovoltaica in nord
Italia: 1000 kW·h/kW(p)/anno per avere un fattore di grandezza.
Dato che oggi 1 kW(p) occupa 8 m2, ne viene fuori che un m2
produce 1000/8 = 125 kW·h ovvero con 0,24 m2 per produrre
1 kg di benzina.

I citati 16 miliardi di kg di benzina si traducono quindi in
3'840'000'000 di m2 cioe' 384'000 ha ovvero 3'840 km2 di
territorio. E questo al posto dei 23'700 km2 della foresta
amazzonica brasiliana.

Si badi bene: ho preso come riferimento la bassa produzione
fotovoltaica della Pianura Padana e valori reali dei
consumi per sintesi della benzina, ma e' plausibile che il
fabbisogno citato, specialmente usando scorciatoie come
sintesi del carburante direttamente in torri solari in grado
di superare i 1000°C di temperatura (il che riduce la
necessita' di catalizzatori), si possa dimezzare a 1'400 km2
sulla base dello stato dell'arte, senza bisogno di scoperte
o invenzioni strabilianti.

In altre parole, il solare (fotovoltaico+CSP) batte di
un'ordine di grandezza di minore consumo del territorio
la biomassa convertita su ruota (carburante) anche nel
caso del successo brasiliano dell'etanolo.

Notare che la biomassa, anche se ha perso, non appare cosi'
svantaggiata (solo di un fattore 10 ... sic!), solo perche'
abbiamo fatto un paragone nel suo campo, quello della sintesi
di materie prime specifiche (un carburante in questo caso).
Ma se invece ci interessa direttamente l'energia, elettrica o
termica, per le biomasse le cose vanno molto, ma molto, peggio
(in termini di "consumo di territorio").
Roberto Deboni DMIsr
2021-07-17 16:59:25 UTC
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Post by Roberto Deboni DMIsr
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Post by Roberto Deboni DMIsr
Nel 2019 l'Italia ha consumato circa 16 milioni di tonnellate di
benzina (e altrettante di gasolio). La densita' della benzina varia
tra 0,71 lt/kg a 0,77 lt/kg, con un riferimento medio di 0,75 lt/kg
(in Europa) il che significa che la quantita' consumata in Italia
e' intorno ai 21,3 miliardi di litri annui. A 9000 litri/anno,
servono quindi 2'370'000 ettari dedicati, che sono circa 23'700 km2
di territorio brasiliano (e questo spiega perche' il Brasile sta
affrontando la propria crescente fame di energia radendo al suolo
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Post by Roberto Deboni DMIsr
I citati 16 miliardi di kg di benzina si traducono quindi in
3'840'000'000 di m2 cioe' 384'000 ha ovvero 3'840 km2 di
territorio. E questo al posto dei 23'700 km2 della foresta
amazzonica brasiliana.
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Post by Roberto Deboni DMIsr
Notare che la biomassa, anche se ha perso, non appare cosi'
svantaggiata (solo di un fattore 10 ... sic!), solo perche'
abbiamo fatto un paragone nel suo campo, quello della sintesi
di materie prime specifiche (un carburante in questo caso).
Ma se invece ci interessa direttamente l'energia, elettrica o
termica, per le biomasse le cose vanno molto, ma molto, peggio
(in termini di "consumo di territorio").
Vediamo ora in caso in cui la biomassa e' usata per produrre
elettricita'. Si tratta dell'impianto ad olio da palma di
Acerra, della Fri-El di Bolzano (oggi Roma ?):

<https://www.fri-el.it/it/business-units/liquid-biomass/>

Notare come tra i vantaggi scrivono:

"ha un impatto ambientale ridottissimo, in quanto il rapporto
tra l’anidride carbonica prodotta e quella assorbita dalle
piante è nullo"

e

"permette il recupero di terreni altrimenti abbandonati"

Ho menzionato Acerra perche' l'avevo dettagliato in un intervento
del 4 gennaio c.a., quindi mi evito di ripetermi. Il risultato
e' stato che Acerra consuma 120'000 tonnellate di olio, che
per ogni ettaro si hanno al massimo 4,14 tonnellate di olio e
quindi servono quasi 29'000 ettari di territorio (malese ?)
per tenere in funzione i 4 grossi motori marini di Acerra ed
ottenere in cambio circa 580 GW·h energia elettrica ogni anno.

Questa volta pero' faccio il paragone di Acerra con un fotovoltaico
della Pianura Padana, i citati 1000 kW·h/kW(p)/anno. Per fare
1000 GW·h/anno ci servono 1 GW(p) e quindi per 580 GW·h/anno
ci bastano 0,58 GW(p) ovvero 580 MW(p) di pessimo fotovoltaico
"padano". Ancora una volta, ogni kW(p) mi consuma 8 m2 di
territorio, ovvero 8000 m2 per un MW(p). Quindi per avere
580 MW(p) mi servono 580 x 8000 = 4'640'000 m2 che sono 464 ha.

Avete confrontato ? 29'000 ettari di territorio malese per
la biomassa, quando anche solo 464 ettari di poco solare
territorio padano puo' ottenere lo stesso risultato.

Insomma, la biomassa e' solo una truffa, finanziata e propagandata
dalle multinazionali agricole e interessi locali nazionali del
settore agricolo. Anzi, forse sono questi interessi locali a
finanziare i cronici attacchi mediatici sulla becera stampa e
televisione italiana (eccezione fatta per quell'unica puntata
di Report della Gabanelli) contro il solare termodinamico.
Hmmm, a pensarci bene, quale e' il partito dei coltivatori ?
E quale e' il partito del "er valvola", quello che si e' dato
tanto da fare per cacciare un certo sig.Rubbia ?

<http://ilfoglietto.it/images/stories/pdf/foglietto/2011/Foglietto_Usi_2011_01.pdf>

<https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/07/16/via-rubbia-enea-commissariato.html>

"Claudio Regis, nominato nel Cda in quota Lega, non ha peli sulla
lingua: «Nessuno mette in discussione le competenze di Rubbia
sulle particelle, ma quando parla di ingegneria è un sonoro
incompetente. Il suo progetto sul solare termodinamico, che ci
è costato 48 milioni di euro, è un completo fallimento. Il centro
prova di Casaccia si ferma 4 volte su 5."

E che dire, un paese con il piu' basso livello di istruzione tra i
paesi occidentali (e non, e' sotto anche la Turchia), non puo'
essere che il paese basato sul diploma di scuola superiore,
magari preso a corrispondenza. E che cosi' faccendo ama disprezzare
e prendere in giro i lauerati, anche pluri-decorati a livello
internazionale. Italia, un paese di allenatori della domenica,
di idioti, che credono di saperne di piu' solo perche' ragionano
a pancia, perche' si e' sempre fatto cosi', quanto di fifoni e
isterici.
Roberto Deboni DMIsr
2021-07-17 17:40:43 UTC
Permalink
On 17/07/2021 18:59, Roberto Deboni DMIsr wrote:

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Post by Roberto Deboni DMIsr
Vediamo ora in caso in cui la biomassa e' usata per produrre
elettricita'. Si tratta dell'impianto ad olio da palma di
<https://www.fri-el.it/it/business-units/liquid-biomass/>
"ha un impatto ambientale ridottissimo, in quanto il rapporto
 tra l’anidride carbonica prodotta e quella assorbita dalle
 piante è nullo"
Vediamo la realta' di questo impatto ambientale ridottissimo:

<https://www.wwf.org.uk/updates/8-things-know-about-palm-oil>

"Palm oil has been and continues to be a major driver of
deforestation of some of the world’s most biodiverse forests,
destroying the habitat of already endangered species like the
Orangutan, pygmy elephant and Sumatran rhino."

Ed oggi sappiamo che avendo sloggiato i pipistrelli delle
frutta e cugini, portandoli sempre piu' a contatto con le
popolazioni umane, ci hanno pure regalato il SARS-CoV-2.

<https://www.nationalgeographic.com/environment/article/palm-oil-destroying-rainforests-household-items>

L'olio da palma sta distruggendo le foreste pluviali.
E gli effetti drammatici sono in pratica per la massima
parte dovute al suo uso alimentare.

Immaginate cosa accadrebbe se i fanatici delle bioenergie
l'avessero vinta e avremo auto a biocarburanti, centinaia
di centrali come quelle di Acerra e cosi' via ...

Ho provato in questa discussione che esistono alternative
*sperimentate*, anzi *consolidate*, per sostituire i combustibili
fossili usando la conversione solare "tecnologica" che e' almeno
dieci volte piu' efficiente di quella biologica (direi che
il "bio" converte meno del 2% dell'energia solare che
arriva su un dato pezzo di territorio) e quindi non richiede
di trasformare la Terra in una specie di parco cittadino,
con la scomparsa di interi generi animali e classi vegetali.

Dobbiamo cancellare subito ogni agevolazione per le
bio-energie, ne va della nostra sopravvivenza, oltre che di
smettere di buttare soldi dalla finestra.

Tutto cio' che riguardava le bioenergie aveva senso forse
fino al 2007, ma con il fotovoltaico (e l'evoluzione
tecnologica del solare termodinamico, ormai di terza
generazione) tutto e' cambiato. Oggi ci spinge ancora per
le bioenergie, per i biocarburanti, per il pellet, per le
biomasse in generale, salvo sia veramente biomassa di scarto,
senza alcun altro utilizzo (come concime, ad esempio),
e' rimasto indietro di oltre una decade di evoluzione
tecnologica, anzi, oggi si puo' considerare un nemico
dell'ambiente e un affamatore dei popoli.

Ed ancora, anche dall'altra parte:

<https://www.sustainablepalmoilchoice.eu/a-wake-up-call-palm-oils-role-in-the-covid-19-outbreak/>

"Scientists have been researching what it is that brings humans in
contact with non-human animals resulting in diseases like Covid-19.
It is more than simply a case of hunting and selling of wildlife.
Overwhelmingly, the evidence points to disturbance of ecosystems.
Researchers from IPBES recently reported that, “Rampant deforestation,
uncontrolled expansion of agriculture, intensive farming, mining and
infrastructure development, as well as the exploitation of wild
species have created a ‘perfect storm’ for the spill-over of diseases
from wildlife to people.”

"When species at the top of the food chain disappear, the result is
a proliferation of those species lower down the food chain (such as
bats and rats) which tend to carry more pathogens. The disruption of
habitat also means that these species, with their diseases, may be
forced to go elsewhere included areas populated by people."

Come nel medioevo i ratti hanno portato la peste nera in Europa,
cosi' questa volta sono i pipistrelli, anche se non sono loro ad
essere venuti in Europa, ma i portatori umani del coronavirus, che
e' una famiglia di patogeni endemica nei pipistrelli.

Ecco tre esempi storici:

"When Indonesia burned much of its forest for palm oil plantations
in the 1990s, bats harbouring the Nipah virus flew to Malaysian
farms to feed on fruit trees. The disease jumped from bats to
people via pigs – and had a human mortality rate of up to 74 per
cent."

"The clearing of forests for palm oil plantations in West Africa
also led to spill-over of the Lassa virus, which triggers a
haemorrhagic fever like Ebola in humans and can kill 30 per cent
of the infected."

"A recent study directly linked an increase in forest clearance for
palm oil production in Malaysian Borneo to an increase in malaria."

Ma oggi con il SARS-CoV-2 la virulenza e' entrata anche nelle case
degli opulenti occidentali. Ma se l'informazione non sara' completa
non capiranno cosa e' accaduto.
Post by Roberto Deboni DMIsr
"permette il recupero di terreni altrimenti abbandonati"
Vediamo ancora questa realta' dei terreni abbandonati.
Terreni abbandonati ? Secondo quale visione del mondo ?

<https://news.mongabay.com/2016/05/indigenous-tribe-pitted-palm-oil-giant-new-film/>

Gli illusi pensavano che un tribunale potesse tutelarli:

"The case was one of those featured in the National Human Rights
Commission’s inquiry into land conflicts affecting indigenous
peoples. The community has separately sued the company for grabbing
its land. Late last year, the lawsuit was dismissed on the grounds
that there was no evidence the community was indigenous, a decision
the plaintiffs have appealed."

<https://www.hrw.org/report/2019/09/23/when-we-lost-forest-we-lost-everything/oil-palm-plantations-and-rights-violations>

"A decade and a half ago, lush forests with evergreen fruit-bearing
rambutan trees surrounded the home of Leni, a 43-year-old Iban Dayak
woman and mother of two, in Jagoi Babang district of West Kalimantan
province—an area her Indigenous community has inhabited for centuries.
Today, they have little land to farm and no forest in which to forage
after the land was cleared to make way for an oil palm plantation run
by an Indonesian company."

Ovviamente e' falso che ci siano terreni abbandonati a disposizione
del numero crescenti di piantagionia di palma da olio. Anche volendo
scartare una tutela della bio-diversita', si tratta di territori
occupati da popolazioni indigene che vengono anche uccise per
togliersele di torno, altrimenti dovrebbero:

"A host of Indonesian laws, starting from 1999, made companies
seeking to develop oil palm plantations responsible for consulting
local communities at every stage of the project involving a series
of government permits."

Altro che consultazioni:

"Human Rights Watch found no evidence of any consultations with
affected households until after forests were significantly destroyed."

La tattica del fatto compiuto: dopo che la foresta e' stata bruciata
(rilasciando enormi quantita' di CO2), si presentano per
"consultarsi" su come attenuare i danni economici. Cifre magari
importanti per un semplice tribale (ma non si da un valore alla
perdita di un intero sistema di vita), ma ridicole per la
multinazionale.

E se le consultazioni non funzionano:

<https://news.mongabay.com/2021/02/palm-oil-pulpwood-firms-behind-indonesia-land-grab-agrarian-conflict-spike-report/>

"Eleven people were killed, 19 experienced some form of physical
violence, and 134 faced criminal charges."

E si, avete capito, chi non muore, poi e' trattato come un
criminale dalle autorita', ovviamente corrotte con i soldi
delle multinazionali. Questo dovrebbe fare riflettere
sui chi acquista dolci con dentro olio da palma ...
Mario
2021-07-18 09:46:22 UTC
Permalink
Post by Roberto Deboni DMIsr
Post by Roberto Deboni DMIsr
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Post by Roberto Deboni DMIsr
Nel 2019 l'Italia ha consumato circa 16 milioni di tonnellate di
benzina (e altrettante di gasolio). La densita' della benzina varia
tra 0,71 lt/kg a 0,77 lt/kg, con un riferimento medio di 0,75 lt/kg
(in Europa) il che significa che la quantita' consumata in Italia
e' intorno ai 21,3 miliardi di litri annui. A 9000 litri/anno,
servono quindi 2'370'000 ettari dedicati, che sono circa 23'700 km2
di territorio brasiliano (e questo spiega perche' il Brasile sta
affrontando la propria crescente fame di energia radendo al suolo
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Post by Roberto Deboni DMIsr
I citati 16 miliardi di kg di benzina si traducono quindi in
3'840'000'000 di m2 cioe' 384'000 ha ovvero 3'840 km2 di
territorio. E questo al posto dei 23'700 km2 della foresta
amazzonica brasiliana.
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Post by Roberto Deboni DMIsr
Notare che la biomassa, anche se ha perso, non appare cosi'
svantaggiata (solo di un fattore 10 ... sic!), solo perche'
abbiamo fatto un paragone nel suo campo, quello della sintesi
di materie prime specifiche (un carburante in questo caso).
Ma se invece ci interessa direttamente l'energia, elettrica o
termica, per le biomasse le cose vanno molto, ma molto, peggio
(in termini di "consumo di territorio").
Vediamo ora in caso in cui la biomassa e' usata per produrre
elettricita'. Si tratta dell'impianto ad olio da palma di
<https://www.fri-el.it/it/business-units/liquid-biomass/>
"ha un impatto ambientale ridottissimo, in quanto il rapporto
 tra l’anidride carbonica prodotta e quella assorbita dalle
 piante è nullo"
e
"permette il recupero di terreni altrimenti abbandonati"
Ho menzionato Acerra perche' l'avevo dettagliato in un intervento
del 4 gennaio c.a., quindi mi evito di ripetermi. Il risultato
e' stato che Acerra consuma 120'000 tonnellate di olio, che
per ogni ettaro si hanno al massimo 4,14 tonnellate di olio e
quindi servono quasi 29'000 ettari di territorio (malese ?)
per tenere in funzione i 4 grossi motori marini di Acerra ed
ottenere in cambio circa 580 GW·h energia elettrica ogni anno.
Questa volta pero' faccio il paragone di Acerra con un fotovoltaico
della Pianura Padana, i citati 1000 kW·h/kW(p)/anno. Per fare
1000 GW·h/anno ci servono 1 GW(p) e quindi per 580 GW·h/anno
ci bastano 0,58 GW(p) ovvero 580 MW(p) di pessimo fotovoltaico
"padano". Ancora una volta, ogni kW(p) mi consuma 8 m2 di
territorio, ovvero 8000 m2 per un MW(p). Quindi per avere
580 MW(p) mi servono 580 x 8000 = 4'640'000 m2 che sono 464 ha.
Avete confrontato ? 29'000 ettari di territorio malese per
la biomassa, quando anche solo 464 ettari di poco solare
territorio padano puo' ottenere lo stesso risultato.
Insomma, la biomassa e' solo una truffa, finanziata e propagandata
dalle multinazionali agricole e interessi locali nazionali del
settore agricolo. Anzi, forse sono questi interessi locali a
finanziare i cronici attacchi mediatici sulla becera stampa e
televisione italiana (eccezione fatta per quell'unica puntata
di Report della Gabanelli) contro il solare termodinamico.
Hmmm, a pensarci bene, quale e' il partito dei coltivatori ?
E quale e' il partito del "er valvola", quello che si e' dato
tanto da fare per cacciare un certo sig.Rubbia ?
<http://ilfoglietto.it/images/stories/pdf/foglietto/2011/Foglietto_Usi_2011_01.pdf>
<https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/07/16/via-rubbia-enea-commissariato.html>
"Claudio Regis, nominato nel Cda in quota Lega, non ha peli sulla
 lingua: «Nessuno mette in discussione le competenze di Rubbia
 sulle particelle, ma quando parla di ingegneria è un sonoro
 incompetente. Il suo progetto sul solare termodinamico, che ci
 è costato 48 milioni di euro, è un completo fallimento. Il centro
 prova di Casaccia si ferma 4 volte su 5."
E che dire, un paese con il piu' basso livello di istruzione tra i
paesi occidentali (e non, e' sotto anche la Turchia), non puo'
essere che il paese basato sul diploma di scuola superiore,
magari preso a corrispondenza. E che cosi' faccendo ama disprezzare
e prendere in giro i lauerati, anche pluri-decorati a livello
internazionale. Italia, un paese di allenatori della domenica,
di idioti, che credono di saperne di piu' solo perche' ragionano
a pancia, perche' si e' sempre fatto cosi', quanto di fifoni e
isterici.
Sulla questione delle biomasse coltivate sono d'accordo.
Trà le varie esperienze da "mercenario" ho contribuito al commissioning
di un impianto a biomassa in Romagna, caldaia a scarti agricoli di vario
tipo, potature dei numerosi frutteti, vinaccia delle distillerie,
noccioli e gusci di frutta varia, vicino cè un grosso produttore di
succhi di frutta, mai bruciato cose diverse e vietate tipo mobilia.
Nella stessa sala controllo era il comando di 3 motori Wartsila ad olio
di palma, gestiti dal personale locale, roba da 15 Mw cadauno, il doppio
di quello che faceva la misera turbina a vapore sotto il nostro controllo.
Sono passati dieci anni, ma ancora sono in contatto con alcuni
lavoratori di quell'impianto, pochi mesi fa ho parlato al telefono con
uno di loro, mi diceva che sono rimasti con solo la caldaia a biomassa
in servizio, i motori sono fermi perchè il prezzo pagato per l'energia
non conviene più.
Esiste anche un impianto simile vicino a casa mia, me lo dissero i
tecnici Wartsila che andavano a fare manutenzione anche li, anche quello
mi risulta fermo, non sarà mica che quel business è già andato in buona
parte a puttane?
I tecnici venivano dalla ex grandi motori di Trieste, altra roba venduta
agli stranieri concorrenti, chissà se esiste ancora oppure hanno chiuso
come spesso succede in questi casi, oppure ridotti a fare solo manutenzione.
Quanto si potrà durare con questi metodi da imbecilli, o carogne?
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