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Produzione lorda di energia elettrica per fonte nell’Unione Europea e nel mondo (1965-2020)
(troppo vecchio per rispondere)
Luca P.
2021-07-15 17:36:14 UTC
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Aggiornati i grafici con i dati 2020:

http://grafici.altervista.org/produzione-lorda-di-energia-elettrica-per-fonte-nellunione-europea-e-nel-mondo/
Roberto Deboni DMIsr
2021-07-16 01:08:56 UTC
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Post by Luca P.
http://grafici.altervista.org/produzione-lorda-di-energia-elettrica-per-fonte-nellunione-europea-e-nel-mondo/
Le "altre rinnovabili" sono quasi tutto di biomassa.
Perche' non indicarlo, visto che e' la fonte rinnovabile
con la maggiore produzione ?

Sarebbe utile saperlo, perche' la biomassa occupa da 30 a 50
volte piu' territorio a pari energia prodotta rispetto al
solare. Insomma, per ogni unita' di biomassa tolta dalla
equazione e sostituita con il solare (che oggi, dove il
solare e' basilare nello schema di produzione elettrica,
e' solare termodinamico ibrido con il fotovoltaico) si
liberano 30 volte il territorio in precedenza consumato,
oppure, con lo stesso territorio impegnato, il solare
produce almeno 30 volte piu' energia.

Inoltre le biomasse inquinano peggio del gas (e qui mi
riferisco all'inquinamento chimico, non alle emissioni di
CO2), mentre il solare non inquina praticamente al
confronto.

Per gli incombenti, le biomasse sono attraenti perche' spesso
riutilizzano buona parte dei loro impianti fossili e non
gliene frega nulla del consumo di territorio, magari a
scapito delle foreste primeve della Terra.
Luca P.
2021-07-16 11:21:29 UTC
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Post by Roberto Deboni DMIsr
Le "altre rinnovabili" sono quasi tutto di biomassa.
Perche' non indicarlo, visto che e' la fonte rinnovabile
con la maggiore produzione ?
"Altre rinnovabili totale" rappresenta la somma di tutte le rinnovabili non
idriche, quindi: eolico, fotovoltaico, bioenergie e altre minori. Il
dettaglio di tali fonti è riportato nel grafico.
Roberto Deboni DMIsr
2021-07-16 12:50:54 UTC
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Post by Luca P.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Le "altre rinnovabili" sono quasi tutto di biomassa.
Perche' non indicarlo, visto che e' la fonte rinnovabile
con la maggiore produzione ?
"Altre rinnovabili totale" rappresenta la somma di tutte le rinnovabili non
idriche, quindi: eolico, fotovoltaico, bioenergie e altre minori. Il
dettaglio di tali fonti è riportato nel grafico.
Suggerisco allora di modificare la didascalia a
"rinnovabili non idriche", quindi con chiarezza simile
a quella di "biomasse-geotermica-altro" che ho notato
solo ora.

Ma rimarco la mia osservazione: nella classificazione
"biomasse-geotermica-altro" la parte schiacciante
(il 99% ?) e' biomassa, che e' paragonabile al fotovoltaico.
Quindi, a mio parere, la biomassa merita una sua menzione.

Come l'indicazione che"

"geotermico e altre rinnovabili sopra non citate non sono presenti
nel grafico perche' attualmente irrilevanti"

(prossime allo zero in ascissa).
Soviet_Mario
2021-07-25 04:07:18 UTC
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Post by Roberto Deboni DMIsr
Post by Luca P.
http://grafici.altervista.org/produzione-lorda-di-energia-elettrica-
per-fonte-nellunione-europea-e-nel-mondo/
Post by Roberto Deboni DMIsr
Le "altre rinnovabili" sono quasi tutto di biomassa.
Perche' non indicarlo, visto che e' la fonte rinnovabile con la maggiore
produzione ?
Sarebbe utile saperlo, perche' la biomassa occupa da 30 a 50 volte piu'
dissento : la biomassa non "occupa" il territorio, valorizza il
territorio. Una zona boscata, anche coltivata, è in sé stessa un valore
aggiunto.
Però ovviamente bisogna anche capire di che tipo di "coltura" si tratta.
Sostenibile ? (boschi autoctoni) o no ? (energo-colture).
I primi benché lenti sono anche autosufficienti, le seconde sono
energivore al punto che spesso l'EROEI è solo marginalmente positivo.

Altro genere di biomassa da "disaggregare", sono i sottoprodotti di altre
induestrie (legno, carta, prodotti agricoli, manutenzione del verde), che
aggiungono valore senza aggiungere i costi tipici della biomassa
coltivata ad-hoc.
In sostanza è un capitolo estremamente eterogeneo come bilanci, anche se
magari pare omogeneo dal fatto che si tratti sempre di piante.
Ma così non è.
Un conto è se coltivi la pianta X per mangiarla, e recuperi una parte di
essa, che te la trovi gratis, e se non la usi è un costo da smaltire.
Un conto è se lasci crescere le piante spontanee che non chiedono altro
che un po' di monitoraggio.
Altro è se pianti una oleaginosa dove non crescerebbe, e fertilizzi a
manetta.
Post by Roberto Deboni DMIsr
territorio a pari energia prodotta rispetto al solare. Insomma, per ogni
unita' di biomassa tolta dalla equazione e sostituita con il solare (che
oggi, dove il solare e' basilare nello schema di produzione elettrica,
Si ma un bosco nel frattempo purifica l'aria, purifica l'acqua di falda,
da asili a un'innumerevole varietà di biomi. Un parco solare no.
Varrà pur qualcosa questo, anche se non fa "PIL"
Post by Roberto Deboni DMIsr
e' solare termodinamico ibrido con il fotovoltaico) si liberano 30 volte
il territorio in precedenza consumato, oppure, con lo stesso territorio
impegnato, il solare produce almeno 30 volte piu' energia.
Inoltre le biomasse inquinano peggio del gas (e qui mi riferisco
all'inquinamento chimico, non alle emissioni di CO2), mentre il solare
non inquina praticamente al confronto.
già, ma vedi solo il fine vita, mentre per tutta la sua vita vegetativa
un albero ha purificato l'aria e l'acqua.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Per gli incombenti, le biomasse sono attraenti perche' spesso
riutilizzano buona parte dei loro impianti fossili e non gliene frega
nulla del consumo di territorio,
beh non sempre è "consumo", può anche essere valorizzazione.
Post by Roberto Deboni DMIsr
magari a scapito delle foreste primeve
della Terra.
Roberto Deboni DMIsr
2021-07-25 11:04:45 UTC
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Post by Luca P.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Post by Luca P.
http://grafici.altervista.org/produzione-lorda-di-energia-elettrica-
per-fonte-nellunione-europea-e-nel-mondo/
Post by Roberto Deboni DMIsr
Le "altre rinnovabili" sono quasi tutto di biomassa.
Perche' non indicarlo, visto che e' la fonte rinnovabile con la maggiore
produzione ?
Sarebbe utile saperlo, perche' la biomassa occupa da 30 a 50 volte piu'
dissento : la biomassa non "occupa" il territorio, valorizza il
territorio. Una zona boscata, anche coltivata, è in sé stessa un valore
aggiunto.
Verissimo. Ma quanta biomassa puo' avere dai boschi esistenti ?

Potremo anche dire: e perche' non piantare boschi ad iosa, dopotutto
l'Italia una volta era ricoperta da una foresta dalla Alpi giu' fino
in Sicilia e abbiamo 2 milioni di ettari incolti. Potremo anche usare
terreni avvelenati ?
Post by Luca P.
Però ovviamente bisogna anche capire di che tipo di "coltura" si tratta.
Sostenibile ? (boschi autoctoni) o no ? (energo-colture).
Non basta: bisogna anche capire che tipo di "prelievo" viene fatto.
un ecologo (quelli veri, lo studioso laureato) le potra' spiegare che
anche il legno morto ha una importante funzione nell'eco-sistema
boschivo naturale.

Cio' che distingue le energo-colture dai boschi naturali e' la
flora e fauna che ci vive. Ovviamente nelle energo-colture la
diversita' delle specie e' miserima.
Post by Luca P.
I primi benché lenti sono anche autosufficienti,
Non saranno mai autosufficienti a lungo termine. Come sempre la
soluzione sempre perfetta per i vecchi oggi. Ma dopo svariate
generazioni di uso costante dei boschi autoctoni, da dove
dovrebbero prendere le sostanze nutritive che il "prelievo"
rimuove ? Quando una pianta muore in un bosco naturale, essa
restituisce in loco tutto cio' di prezioso, raro, che ha avuto
in prestito dalla natura, e ci aggiunge un po' del suo.
Quando arriva l'uomo, fa come chi utilizza la carta di credito
a gogo', senza pero' poi restituire quanto pagato.

Nel condominio, una volta l'erba la tagliavamo fai-da-te,
e la lasciavamo a seccare e disfarsi sulla terra. Oggi c'e' una
impresa appaltata che con efficienza taglia tutto a raso ... e
si porta via l'erba. Sono curioso di vedere quanto tempo potra'
andare avanti (anche se gia' oggi il prato ha un aspetto fragile)
prima che diventi come il terreno delle coltivazioni di tabacco
("sabbia").

I casi sono due: o le ceneri delle combustione vengono riportate
indietro (e si perde solo la preziosa componente organica della
decomposizione, ma almeno i mineri rari vengono riportati) oppure
si concima ad hoc. Anche i boschi autoctoni. Ma perche' questo
ambientalismo "peloso" di oggi mi ricorda di piu' l'approccio
alle risorse delle locuste ? D'accordo, sono locuste pazienti,
prendono solo un poco alla volta, e cosi' non danno l'aria di
essere dei distruttori, perche' gli effetti si vedranno solo
anni e anni dopo che saranno morti. Ma tra chi ha studiato
la natura veramente (anche solo stando attento alle lezioni
di scienza della scuola media) sa quale e' la verita'.

Ora, nell'ipotesi di riportare indietro le ceneri, per non creare
nuova chimica per la concimazione dei boschi autoctoni (cosi'
diamo soldi ancora una volta alle multinazionali, che per le loro
capacita' enormi di massa, riescono a spuntare i prezzi piu' bassi,
ma spesso tagliando le curve, ovvero prelevando la risorsa altrove
nel mondo, distruggendo ancora ulteriore eco-sistema), significa
un intero ciclo di raccolta delle ceneri: quanto ci costerebbe
energeticamente ?
Post by Luca P.
le seconde sono energivore al punto che spesso l'EROEI è
solo marginalmente positivo.
Esatto. Ed e' la ragione per cui le societa' passate della storia
che si basavano sull'EROEI in oggetto, non potevano finanziare
un sistema sanitario universale (cosa che invece carbone e
petrolio hanno permesso, ma oggi ovviamente dobbiamo sostituire
a causa dell'alto prezzo collaterale da pagare).
Post by Luca P.
Altro genere di biomassa da "disaggregare", sono i sottoprodotti di altre
induestrie (legno, carta, prodotti agricoli, manutenzione del verde),
O ma guarda, proprio il potenziale pacciame del mio giardino.
Secondo lei per quanto tempo puo' durare prima che il prato
diventa giallo, striminzito ? 10 anni ? 20 anni ? I ragazzini
che oggi giocano nel giardino, potrebbero maledire i loro
genitori per quello che stanno faccendo oggi ? Ma magari no,
la soluzione sara' quella dei prati di plastica, che oltretutto
non portano insetti (mi e' incredibile la fobia sempre piu' diffusa
verso gli insetti che riscontro man mano che le generazioni si
allontanano dalla mia - l'idea che a me sembra cosi' logica,
cosi' efficiente, della concimaia, dove l'impresa che taglia
l'erba dovra' lasciarla, perche si decompongo e cosi' ogni
inverno potrei spargere il "composto" di nuovo sul prato -
e' stata vivacemente bocciata da un gruppo di "fobici", e questo
nonostante che il comune fornisca gratuitamente il contenitore,
segno quindi che cosi' peregrina la mia idea non e').

Gia', la plastica, e immagino gia' la tesi: ogni oggetto
permanente di plastica costruito rimuove petrolio dall'ambiente ?
(come oggi dicono che i boschi "nuovi" rimuovono CO2 ?).
Post by Luca P.
che aggiungono valore senza aggiungere i costi tipici della biomassa
coltivata ad-hoc.
Il "prelievo" di ogni tipo dalla biomassa naturale "toglie valore"
non ne aggiungera' mai. Punto. Solo che e' come bollire una rana,
e' un processo lento, la rana non capisce ed e' felice, fino a
quando e' troppo tardi.
Post by Luca P.
In sostanza è un capitolo estremamente eterogeneo come bilanci, anche se
magari pare omogeneo dal fatto che si tratti sempre di piante.
Ma così non è.
Un conto è se coltivi la pianta X per mangiarla, e recuperi una parte di
essa, che te la trovi gratis, e se non la usi è un costo da smaltire.
Un conto è se lasci crescere le piante spontanee che non chiedono altro
che un po' di monitoraggio.
E concimazione, per le ragioni spiegate.
Post by Luca P.
Altro è se pianti una oleaginosa dove non crescerebbe, e fertilizzi a
manetta.
Quello ovviamente e' il peggio. Salvo in un caso: vivere in Ucraina,
cioe' avere una vasta superficie pro-capite a disposizione. Allora
potrebbe anche andare bene ... finche' dure (un secolo ?).
Post by Luca P.
Post by Roberto Deboni DMIsr
territorio a pari energia prodotta rispetto al solare. Insomma, per ogni
unita' di biomassa tolta dalla equazione e sostituita con il solare (che
oggi, dove il solare e' basilare nello schema di produzione elettrica,
Si ma un bosco nel frattempo purifica l'aria, purifica l'acqua di falda,
da asili a un'innumerevole varietà di biomi. Un parco solare no.
Varrà pur qualcosa questo, anche se non fa "PIL"
Vedo che non riesce a cogliere lo scenario, ne le grandezze in gioco.
I casi sono due (o un misto dei due):

a) c'e' abbastanza superficie "energetica" pro-capite per fare tutto
bosco, in in questo caso, il "solare" andrebbe ad occupare solo una
frazione del territorio boschivo (1/50-esimo ?) lasciando il resto
in modalita' totalmente primitiva, naturale, con un eco-sistema
completo e una bio-diversita' massima, e specialmente durabile
nei milleni

b) non c'e' abbastanza superficie "energetica" e qui scatta la domanda:
cosa facciamo ? Una idea c'e' l'avrei: puntiamo, allo stato attuale
dei fabbisogni, verso i 35 milioni di abitanti ?
In realta' nello scenario in cui la biomassa possa contribuire
almeno un quinto del bilancio energetico totale, di boschi
naturale non se ne salverebbe nulla. Al contrario, l'utilizzo
del solare permetterebbe di salvare vaste riserve boschive naturali
Post by Luca P.
Post by Roberto Deboni DMIsr
e' solare termodinamico ibrido con il fotovoltaico) si liberano 30 volte
il territorio in precedenza consumato, oppure, con lo stesso territorio
impegnato, il solare produce almeno 30 volte piu' energia.
Inoltre le biomasse inquinano peggio del gas (e qui mi riferisco
all'inquinamento chimico, non alle emissioni di CO2), mentre il solare
non inquina praticamente al confronto.
già, ma vedi solo il fine vita, mentre per tutta la sua vita vegetativa
un albero ha purificato l'aria e l'acqua.
C'e' questo ambientalismo "dei verdi" che sembra ammantarsi della
cappa di protettori dei boschi. Ma in realta' non proteggono la natura,
ma la depauperano come le multinazionali, solo piu' lentamente.

Molti di questi "verdi" quando vedono un bosco rigoglioso pensano
e dicono: ma guarda quanto fertile e' questo terreno.
In realta' il bosco e' un eco-sistema complesso che vive malgrado
terreni poverissimi, al limite della sterilita'. E lo fa grazie
al fatto che un eco-sistema boschivo naturale *ricicla* tutto,
specialmente le sostanze preziose, rare, che si trovano nel terreno.
Quando arriva l'uomo, se non e' il tizio che vive isolato in mezzo
ad ettari di bosco, sa solo depredare e nel giro di pochi secoli
lascia una landa desolata ... ops, ma guarda e' cio' che gli
italiani hanno fatto nei milleni di quella Italia che era boschiva
dalla Alpi alla Sicilia.

Se non ha capito, il famoso dissesto idrogeologico, le frane
facili, etc. sono proprio dovute alla mancanza di terreni
realmente fertili (altrimenti si formerebbe una "zocca
continua, senza soluzioni di continuta'" di erba tale da bloccare
qualsiasi movimento e da controllare l'impregnamento dell'acqua).
Post by Luca P.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Per gli incombenti, le biomasse sono attraenti perche' spesso
riutilizzano buona parte dei loro impianti fossili e non gliene frega
nulla del consumo di territorio,
beh non sempre è "consumo", può anche essere valorizzazione.
Senta, dobbiamo capirci: stiamo parlando di uso delle biomasse
come il 5% del fabbisogno, o giu' di li', insomma, tanto vale
non menzionarlo, perche' in prospettiva resterebbe per sempre
marginale (e speriamo sia cosi') oppure delle tesi di uno
sviluppo faraonico in cui l'Italia prelevi almeno un quinto della
energia dalle biomasse ? Perche' qui alcuni amano menare il
cane per l'aia ...
Post by Luca P.
Post by Roberto Deboni DMIsr
magari a scapito delle foreste primeve della Terra.
Che e' quello che accade se i piani delle biomasse sono "seri"
(in termini quantitativi, non in termini ambientalisti-morali,
nel senso che vadano a coprire quantita' degne di menzione
della domanda nazionale).

Se mi si cita le biomasse come parte della equazione per salvare
il paese dall'oblio energetico, si sia onesti e si quantifichi le
quantita' territoriali in gioco e la si smetta di usare le tattiche
riduttive sugli impatti da propaganda dei politici Verdi.

Se invece si ammette che le biomasse dovrebbero essere solo marginali
(tipo il 5% del fabbisogno) lo si premetta subito, che cosi' ci
mettiamo in pace. MA RIPETO: anche se la biomassa si limitasse al 5%
del nostro bisogno di energia primaria, l'impatto a lungo termine di
questa "innocua coltivazione" portera' alla sterilita' dei boschi
"autoctoni" nel giro forse anche di un solo secolo. Ovviamente i
fautori saranno morti e non pagherebbero lo scotto morale per la
loro ignoranza, come del resto pare essere la tattica preferita di
molti di questa generazioni di "vecchi" sempre piu' vicini alla fossa.
Soviet Mario
2021-07-25 13:58:23 UTC
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Post by Roberto Deboni DMIsr
Post by Luca P.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Post by Luca P.
http://grafici.altervista.org/produzione-lorda-di-energia-elettrica-
per-fonte-nellunione-europea-e-nel-mondo/
Post by Roberto Deboni DMIsr
Le "altre rinnovabili" sono quasi tutto di biomassa.
Perche' non indicarlo, visto che e' la fonte rinnovabile con la
maggiore produzione ?
Sarebbe utile saperlo, perche' la biomassa occupa da 30 a 50 volte piu'
dissento : la biomassa non "occupa" il territorio, valorizza il
territorio. Una zona boscata, anche coltivata, è in sé stessa un valore
aggiunto.
Verissimo. Ma quanta biomassa puo' avere dai boschi esistenti ?
se si fa "manutenzione" si ottiene eccome. Sfoltimenti a macchia, anche
semplice raccolta di rami e fogliame caduto e/o di piante morte per
malattie. Anche il verde urbano produce potature e sfalci.
Sia chiaro che è tutta biomassa da gassificazione (*), inadatta alla
fermentazione alcoolica e nemmeno adatta all'estrazione di oli.
(*) ovviamente esiste anche l'uso diretto, come "cippati" o
"pellettizzati", o legna da ardere diretta. Diciamo che il gassificato può
concorrere all'elettrificazione, gli altri si prestano al massimo a
cogenerazione, ma più spesso al solo riscaldamento.
La legna da ardere buona è un non senso da pellettizzare, energeticamente
parlando
Post by Roberto Deboni DMIsr
Potremo anche dire: e perche' non piantare boschi ad iosa, dopotutto
l'Italia una volta era ricoperta da una foresta dalla Alpi giu' fino in
Sicilia e abbiamo 2 milioni di ettari incolti.
Il problema non è sostanzialmente l'accessibilità della fonte,
potenzialmente vastissima, ma alcune sue caratteristiche : è una fonte
DILUITA, per essere sostenibile (altrimenti si rasano a zero boschi fatti
e finiti, che producono a singhiozzo una volta tutto ogni cinquant'anni).
Questo fa si che sia poco densa, e si presti solo a territori ancora
relativamente antropizzati e quasi a km zero. Il trasporto incide molto,
ma soprattutto incide la raccolta difficilmente "meccanizzabile".

Dipende anche dalla natura del territorio. Avere sterminate pianure con
conifere tutte uguali e equidistanti è un conto, avere boschetti
disseminati per gli appennini è un'altra roba.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Potremo anche usare
terreni avvelenati ?
dipende DA COSA. Esistono varie piante adatte alla fito-remediation, ma
non per forza sono poi molto efficaci come forti produttrici di biomasse.
Cmq sì, lo step finale della fito-remediation di suoli contaminati da
metalli pesanti con piante captanti, prevede periodicamente incenerimento
e recupero delle ceneri coi suddetti metalli captati dalla falda. Possono
essere necessarie decine di cicli per far tornare salubre un suolo cmq.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Post by Luca P.
Però ovviamente bisogna anche capire di che tipo di "coltura" si tratta.
Sostenibile ? (boschi autoctoni) o no ? (energo-colture).
Non basta: bisogna anche capire che tipo di "prelievo" viene fatto.
ovviamente. Una cosa è la manutenzione, e la sfoltitura a rotazione (stile
IKEA), altro è il rasare a zero. Questa pratica di realizzazione di utili
immediati, può anche esporre l'area disboscata a erosione severa e perdita
del suolo buono per sempre.
Post by Roberto Deboni DMIsr
un ecologo (quelli veri, lo studioso laureato) le potra' spiegare che
anche il legno morto ha una importante funzione nell'eco-sistema
boschivo naturale.
Beh, si può rinunciare a prelevare quantomeno il fogliame caduto, che
annualmente deposita parecchio carbonio a rapida deperibilità.

Certo alla lunga, qualsiasi tipo di uso di un suolo che si basi solo su
prelievi, può impoverire almeno degli oligoelementi.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Cio' che distingue le energo-colture dai boschi naturali e' la flora e
fauna che ci vive. Ovviamente nelle energo-colture la diversita' delle
specie e' miserima.
sono anche colture piuttosto esigenti in termini idrici e di fertilizzanti.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Post by Luca P.
I primi benché lenti sono anche autosufficienti,
Non saranno mai autosufficienti a lungo termine. Come sempre la
soluzione sempre perfetta per i vecchi oggi. Ma dopo svariate
generazioni di uso costante dei boschi autoctoni, da dove dovrebbero
prendere le sostanze nutritive che il "prelievo"
rimuove ?
beh considera che cruciale è LA VELOCITÀ di prelievo, più che altro.
Le piante hanno anche una certa, più o meno marcata, capacità
"colonizzatrice" primaria (se parliamo di deserti o pietraie, le varie
generazioni di colonizzatrici possono essere anche molte e con
avvicendamento di specie diverse).
Le cosiddette colonizzatrici non fanno nulla di diverso in principio da
quel che fa ogni pianta, solo che tendono a farlo meglio ed avere bisogni
parchi. DISCIOLGONO I MINERALI INSOLUBILI, rendendo biodisponibili
elementi prima insolubili (primariamente ferro ferroso, ma non solo, anche
potassio, magnesio, fosforo, l'azoto normalmente ha altra origine e sono
rare rocce contenenti azoto minerale). Lo fanno perché le radici secernono
acidi organici abbastanza bravi a chelare gli ioni, e a lisciviare e
dilavare i minerali insolubili, normalmente rocce ignee (silicati,
silicoalluminati) o loro trasformazioni.

In effetti deserti "calcarei" quasi puri non sono nemmeno colonizzabili
(salvo l'aiuto della polvere esogena), perché sono proprio poveri anche a
livello minerale, non hanno "tesori congelati".

L'attività biologica della radice, e altre simbiosi successive che
decompongono la prima materia morta (humificazione), causano abbasssamenti
di pH e inizio della lisciviazione (esiste anche una variante non
biologica di questo processo, ma è lentissima, ad es. la "caolinizzazione"
dei feldspati e dei plagioclasi, con perdita del potassio e del ferro).

Il processo di impoverimento esiste nel caso di turnazioni rapide (es.
cereali) che rimuovono molti micronutrienti. In quei casi infatti si deve
per forza ricorrere all'integrazione (fertilizzanti, ammendanti).
Ma per i boschi onestamente non ho mai sentito di vere e proprie
necessità, la turnazione è lenta.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Quando una pianta muore in un bosco naturale, essa restituisce
in loco tutto cio' di prezioso, raro, che ha avuto in prestito dalla
natura, e ci aggiunge un po' del suo.
beh consideriamo che la quota corrente (il pool di ioni "biodisponibili")
che una pianta fa girare, rispetto alle scorte latenti (insolubili) di un
terreno adatto, è davvero ben poca cosa. Il ferro può però diventare
spesso limitante se il pH del suolo si alza a sufficienza (e questo accade
non tanto x eccessivo prelievo, ma per prelievi selvaggi che lascino il
terreno totalmente esposto a siccità, vento, ed eccesso di dilavamento da
piogge, perché ciò esaurisce gli acidi humici. Il suolo è fertile se è
almeno debolmente acidulo (non parlo di acidi minerali, ma di delicati
acidi organici, sempre)
Post by Roberto Deboni DMIsr
Quando arriva l'uomo, fa come chi utilizza la carta di credito a gogo',
senza pero' poi restituire quanto pagato.
in effetti in molti contesti ciò avviene. Più in agricoltura intensiva cmq,
che nei rimboschimenti e prelievo oculato. Lì si, prelevi troppo. Il primo
elemento che esaurisci è l'azoto, poi secondo la zona, possono anche
esserci ferro, potassio e fosforo.

Il FOSFORO normalmente è molto difficile da procurare per la pianta, se
non già presente. Non perché raro, ma perché non è tanto brava a
sbloccarlo, usando acidi deboli. Per solubilizzare i fosfati insolubili
serve acido solforico, e la pianta non lo può fare.
Non è un caso se, un tempo, i giacimenti di fosfato naturale fossero
risorse tanto strategiche e limitanti.

La pianta è brava a procacciarsi i "cationi", gli ioni metallici.
Terreni carsici però sono poveri in canna e non c'è molto da fare.
Altri, tipo una lava appena eruttata, che ancora non è suolo, hanno molta
ricchezza latente, e in uno o due decenni si avvicendano le varie
colonizzatrici e sbloccano tutto.

Anche un deserto puramente siliceo sarebbe quasi non colonizzabile ... è
più un modello astratto che reale. La sabbia non è mai silice pura. Ma cmq
può essere un suolo povero, con pochissimo potassio, sodio e calcio e
magnesio. Giusto il ferro ci può essere.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Nel condominio, una volta l'erba la tagliavamo fai-da-te,
e la lasciavamo a seccare e disfarsi sulla terra.
oh non lo facevano per scrupolo, ma per "pacciamare" in modo che la
ricrescita, senza sole, fosse più lenta.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Oggi c'e' una impresa
appaltata che con efficienza taglia tutto a raso ... e si porta via
l'erba. Sono curioso di vedere quanto tempo potra'
andare avanti (anche se gia' oggi il prato ha un aspetto fragile) prima
che diventi come il terreno delle coltivazioni di tabacco ("sabbia").
I casi sono due: o le ceneri delle combustione vengono riportate
indietro (e si perde solo la preziosa componente organica della
considera che tagliare la parte apicale dell'erba cmq non lascia il suolo
nudo, la parte radicale è viva e vegeta. Diverso è disboscare a zero una
foresta pluviale. Lì sì che si sfascia tutto.
Erba e alberi sono sostanzialmente famiglie nemiche e competitrici
reciproche. L'erba si è addirittura specializzata a seccare prematuramente
(dopo avere messo al sicuro i semi a terra) per bruciare facilmente e fare
il culo agli alberi, perché a lei dopo un incendio basta un mese a rifarsi
se piove, l'albero ci mette decenni.
Post by Roberto Deboni DMIsr
decomposizione, ma almeno i mineri rari vengono riportati) oppure si
concima ad hoc.
conviene quasi sempre concimare ed "ammendare", previa una diagnosi
Post by Roberto Deboni DMIsr
Anche i boschi autoctoni. Ma perche' questo
ambientalismo "peloso" di oggi mi ricorda di piu' l'approccio alle
risorse delle locuste ? D'accordo, sono locuste pazienti, prendono solo
un poco alla volta, e cosi' non danno l'aria di essere dei distruttori,
perche' gli effetti si vedranno solo anni e anni dopo che saranno morti.
Ma tra chi ha studiato la natura veramente (anche solo stando attento
alle lezioni di scienza della scuola media) sa quale e' la verita'.
si cmq non pensare al terreno come un conto in banca che abbia solo voci
in uscita eh. Le piante se la cavicchiano a estrarre quel che serve loro
dai minerali. Certo, non sono onnipotenti
Post by Roberto Deboni DMIsr
Ora, nell'ipotesi di riportare indietro le ceneri, per non creare nuova
invece conviene elaborare un po' queste ceneri e riformulare i concimi ad
hoc. Ad es. le ceneri sono fertilizzanti poco "densi", contengono in
genere troppo calcio inutile, anche potassio in surplus, ma sono
poverissime di ferro e fosforo che spesso servono.

La cosa ha senso a km zero, dove si fa a piccola scala.
Post by Roberto Deboni DMIsr
chimica per la concimazione dei boschi autoctoni (cosi'
diamo soldi ancora una volta alle multinazionali, che per le loro
capacita' enormi di massa, riescono a spuntare i prezzi piu' bassi,
ma spesso tagliando le curve, ovvero prelevando la risorsa altrove nel
mondo, distruggendo ancora ulteriore eco-sistema), significa un intero
ciclo di raccolta delle ceneri: quanto ci costerebbe energeticamente ?
Post by Luca P.
le seconde sono energivore al punto che spesso l'EROEI è solo
marginalmente positivo.
Esatto. Ed e' la ragione per cui le societa' passate della storia che si
basavano sull'EROEI in oggetto, non potevano finanziare un sistema
sanitario universale (cosa che invece carbone e petrolio hanno permesso,
ma oggi ovviamente dobbiamo sostituire a causa dell'alto prezzo
collaterale da pagare).
Post by Luca P.
Altro genere di biomassa da "disaggregare", sono i sottoprodotti di
altre induestrie (legno, carta, prodotti agricoli, manutenzione del
verde),
O ma guarda, proprio il potenziale pacciame del mio giardino.
Secondo lei per quanto tempo puo' durare prima che il prato diventa
giallo, striminzito ? 10 anni ? 20 anni ? I ragazzini che oggi giocano
nel giardino, potrebbero maledire i loro genitori per quello che stanno
faccendo oggi ? Ma magari no,
beh ma sembra che scopri oggi il fatto che la produttività di un suolo
scende e poi si esaurisca se viene spremuto intensivamente. Si sa ... sono
sempre esistite sia la concimazione, con quel che c'era (un tempo, dove
c'era molta "merda" vicino a dove si coltivava, ora le due filiere si sono
largamente separate), veniva usata anche quella, anche la cenere, la
pacciamatura, ma soprattutto la ROTAZIONE. Tipo tre anni cereali, un anno
leguminose (sono tra le poche piante che, rispetto all'azoto, spesso il
più limitante nutriente di tutti, lasciano il suolo più ricco di come lo
trovano, perché fruiscono di una endosimbiosi con rizobatteri fissatori di
azoto atmosferico).

Se prelevi con lentezza, normalmente non esaurisci la capacità naturale di
riapprovvigionarsi (posto che i minerali CI SIANO, anche latenti), se no
esaurisci e la produttività flette, e infine crolla. A quel punto devi
integrare.

LE colture alimentari esauriscono molto più del legno. Nel legno la pianta
usa il meno possibile delle risorse pregiate, serve solo da impalcatura
per le foglie, e di un grande albero, la parte viva è solo uno strato (il
CAMBIO) tra corteccia e tutto il resto. Le colture alimentari sono SEMI, e
lì la pianta mette in dote tutto quanto per poter partire anche in assenza
di apporti esterni per un tot di tempo. Il seme è ricchissimo di azoto e
minerali.
Post by Roberto Deboni DMIsr
la soluzione sara' quella dei prati di plastica, che oltretutto non
portano insetti (mi e' incredibile la fobia sempre piu' diffusa verso
gli insetti che riscontro man mano che le generazioni si allontanano
attenzione ! Gli insetti stanno diventando un problema severissimo a causa
sia dei cambi climatici sia dei flussi di specie alloctone prive di
predatori. Pensa alla fottuta zanzara tigre, e alla cimice asiatica, alle
varie pesti dei castagni e degli olmi.
E stanno anche causando il dilagare di patologie anche severe (virus,
borreliosi e quanto).
È davvero il caso di dire che non ci sono più gli insetti di una volta ! :D
è vero letteralmente
Post by Roberto Deboni DMIsr
dalla mia - l'idea che a me sembra cosi' logica,
cosi' efficiente, della concimaia, dove l'impresa che taglia l'erba
dovra' lasciarla, perche si decompongo e cosi' ogni inverno potrei
spargere il "composto" di nuovo sul prato -
il compostaggio è abbastanza incentivato : i comuni spesso ti danno la
compostiera anche in comodato. Tra l'altro la compostiera funziona meglio
includendo anche scarti di cucina che innescano molto prima i processi
rispetto all'erba, contenendo molecole più deperibili.

certo però il compostaggio è alternativo alla termovalorizzazione, non si
può salvare capre e cavoli, in genere, perchè il compostaggio è AEROBICO.
Per conciliare tutto, bisogna salire di un ordine di grandezza, dal
singolo condominio al quartiere, e fare un biofermentatore, che è una
piccola industria : lì sì, recuperi biogas da poter bruciare, da parte, e
i fanghi residuali, sono adatti come un compostato. Non hanno nemmeno
patogeni di norma e si possono usare per fertilizzare.

Dove hanno grossi problemi a smaltire liquami, in effetti lo fanno a
livello aziendale. Molte aziende di allevamento in Emilia, si sono rese
energeticamente autonome (o persino vanno in attivo) col biogas.
Post by Roberto Deboni DMIsr
e' stata vivacemente bocciata da un gruppo di "fobici", e questo
nonostante che il comune fornisca gratuitamente il contenitore,
segno quindi che cosi' peregrina la mia idea non e').
Gia', la plastica, e immagino gia' la tesi: ogni oggetto permanente di
plastica costruito rimuove petrolio dall'ambiente ? (come oggi dicono
che i boschi "nuovi" rimuovono CO2 ?).
dall'ambiente??? la plastica si fa da petrolio estratto ex-novo ...
Post by Roberto Deboni DMIsr
Post by Luca P.
che aggiungono valore senza aggiungere i costi tipici della biomassa
coltivata ad-hoc.
Il "prelievo" di ogni tipo dalla biomassa naturale "toglie valore"
non ne aggiungera' mai. Punto.
è un'idea un po' naif del suolo però.
Pensa ad una zona coperta di lava e resettata a zero.
Dopo 10-20 anni, tra semi aerotrasportati e pioggia, è di nuovo una
giungla lussureggiante, ma in teoria era nato come roccia sterile, non era
ancora terreno. Le piante (adatte) CREANO terreno ex novo, dalla roccia
adatta.

In altri posti cresce nada perché proprio non ci sono risorse
Post by Roberto Deboni DMIsr
Solo che e' come bollire una rana,
e' un processo lento, la rana non capisce ed e' felice, fino a quando e'
troppo tardi.
La quantità di micronutrienti che asportiamo togliendo le piante (non
parlo di colture annuali da semi però, lì la situazione è molto più
critica e in 3-5 anni si può arrivare a impoverire tutto sul serio !) è cmq
normalmente poca cosa rispetto all'EROSIONE. Che non asporta solo i sali
minerali solubili, leva di mezzo proprio la massa di terreno in toto.
L'erosione è causa di impoverimento irreversibile in molte parti del
mondo. Ed è figlio dei disboscamenti selvaggi, della sostituzione di flora
endemica con piante da coltura (es. palme da olio), della conversione di
bosco a savana per allevamento etc. (v. Amazonas)
Post by Roberto Deboni DMIsr
Post by Luca P.
In sostanza è un capitolo estremamente eterogeneo come bilanci, anche
se magari pare omogeneo dal fatto che si tratti sempre di piante.
Ma così non è.
Un conto è se coltivi la pianta X per mangiarla, e recuperi una parte
di essa, che te la trovi gratis, e se non la usi è un costo da
smaltire. Un conto è se lasci crescere le piante spontanee che non
chiedono altro che un po' di monitoraggio.
E concimazione, per le ragioni spiegate.
per i boschi, non mi risulta che venga attuata la concimazione. Per le
colture energetiche da olio, sarebbe certamente necessaria, sia per la
rapidità del turnover, sia per il fatto di prelevare una risorsa
estremamente più densa del legno in nutrienti, nei semi la pianta
concentra tutte le ricchezze che racimola.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Post by Luca P.
Altro è se pianti una oleaginosa dove non crescerebbe, e fertilizzi a
manetta.
Quello ovviamente e' il peggio. Salvo in un caso: vivere in Ucraina,
cioe' avere una vasta superficie pro-capite a disposizione. Allora
potrebbe anche andare bene ... finche' dure (un secolo ?).
l'Ucraina sta svendendo in modo folle le sue foreste in massa per fare
pellet usato poi nell'Europa ex-ricca. Per sua fortuna ha terre di una
fertilità e ricchezza d'acqua notevole, ma si stanno facendo del male
perché sono alla fase "cartolarizzazioni" una tantum, altro che Svezia
dove i boschi li coltivano a modino, pur vendendo una barca di legno.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Post by Luca P.
Post by Roberto Deboni DMIsr
territorio a pari energia prodotta rispetto al solare. Insomma, per
ogni unita' di biomassa tolta dalla equazione e sostituita con il
solare (che oggi, dove il solare e' basilare nello schema di
produzione elettrica,
Si ma un bosco nel frattempo purifica l'aria, purifica l'acqua di
falda, da asili a un'innumerevole varietà di biomi. Un parco solare no.
Varrà pur qualcosa questo, anche se non fa "PIL"
Vedo che non riesce a cogliere lo scenario, ne le grandezze in gioco. I
no no, ho presente che la resa energetica dei pannelli solari sovrasta di
brutto quella della fotosintesi, per carità.
Dico solo che non è un sacrificio di suolo : è usarlo al suo modo
originale ed ha anche altri valori aggiunti.
Post by Roberto Deboni DMIsr
a) c'e' abbastanza superficie "energetica" pro-capite per fare tutto
bosco, in in questo caso, il "solare" andrebbe ad occupare solo una
frazione del territorio boschivo (1/50-esimo ?) lasciando il resto
in modalita' totalmente primitiva, naturale, con un eco-sistema
completo e una bio-diversita' massima, e specialmente durabile nei
milleni
cosa facciamo ? Una idea c'e' l'avrei: puntiamo, allo stato attuale
dei fabbisogni, verso i 35 milioni di abitanti ?
In realta' nello scenario in cui la biomassa possa contribuire
almeno un quinto del bilancio energetico totale, di boschi naturale
non se ne salverebbe nulla. Al contrario, l'utilizzo del solare
permetterebbe di salvare vaste riserve boschive naturali
è chiaro che un paese con densità demografica come l'italia non ha
abbastanza terreno coltivabile per basarsi sull'energia delle biomasse.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Post by Luca P.
Post by Roberto Deboni DMIsr
e' solare termodinamico ibrido con il fotovoltaico) si liberano 30
volte il territorio in precedenza consumato, oppure, con lo stesso
territorio impegnato, il solare produce almeno 30 volte piu' energia.
Inoltre le biomasse inquinano peggio del gas (e qui mi riferisco
all'inquinamento chimico, non alle emissioni di CO2), mentre il solare
non inquina praticamente al confronto.
già, ma vedi solo il fine vita, mentre per tutta la sua vita vegetativa
un albero ha purificato l'aria e l'acqua.
C'e' questo ambientalismo "dei verdi" che sembra ammantarsi della cappa
di protettori dei boschi. Ma in realta' non proteggono la natura,
ma la depauperano come le multinazionali, solo piu' lentamente.
Verde fuori e dentro. Il bosco è BIODIVERSITÀ. E questa è un enorme valore
aggiunto. Che poi non ci basti per soddisfare gli appetiti energetici, è
un fatto, e se ne famo na raggione.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Molti di questi "verdi" quando vedono un bosco rigoglioso pensano e
dicono: ma guarda quanto fertile e' questo terreno.
In realta' il bosco e' un eco-sistema complesso
intanto tra la mia e la tua visione del bosco, era la tua a essere
imperfetta nel considerare il suolo praticamente come un conto in banca ad
esaurimento.
Post by Roberto Deboni DMIsr
che vive malgrado
terreni poverissimi, al limite della sterilita'.
mah ... se sono così poveri, normalmente restano pietraie. Basta farsi
delle zoomate con Google Earth per vedere quante ce ne siano nel mondo, di
pietarie. E non derivano spesso da terreni esauriti, ma che non ce l'hanno
mai fatta a diventare terreni
Post by Roberto Deboni DMIsr
E lo fa grazie al fatto
che un eco-sistema boschivo naturale *ricicla* tutto, specialmente le
sostanze preziose, rare, che si trovano nel terreno.
beh queste sostanze le abbiamo chiamate per nome e cognome. Non è che
siano rare, salvo l'azoto.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Quando arriva
l'uomo, se non e' il tizio che vive isolato in mezzo ad ettari di bosco,
sa solo depredare e nel giro di pochi secoli lascia una landa desolata
... ops, ma guarda e' cio' che gli italiani hanno fatto nei milleni di
quella Italia che era boschiva dalla Alpi alla Sicilia.
Abbiamo avuto le repubbliche marinare, che costruivano flotte in legno.
Per la stessa ragione gli inglesi hanno praticamente disboscato A ZERO
l'intera scozia, ed è rimasto a zero per secoli, anche se negli ultimi
anni gli scozzesi hanno cominciato a ventilare di chiedere danni e si
stanno smuovendo campagne di rimboschimento.

Succede quando paesi ad alta densità demografica usano una risorsa in modo
intensivo. Vuoi per legno da costruire, vuoi da bruciare, vuoi per far
spazio ad altre colture, sì, si son fatti molti danni ai boschi.
L'urbanizzazione, di recente, in molti paesi li ha attenuati o invertiti.
Rimane la pressione enorme dell'allevamento, in aumento purtroppo
Post by Roberto Deboni DMIsr
Se non ha capito, il famoso dissesto idrogeologico, le frane facili,
etc. sono proprio dovute alla mancanza di terreni realmente fertili
(altrimenti si formerebbe una "zocca continua, senza soluzioni di
continuta'" di erba tale da bloccare qualsiasi movimento e da
controllare l'impregnamento dell'acqua).
ho presente : la MIA riva del torrente non smotta più perché ho piantato
di tutto, quella del mio vicino, che è nuda, frana ogni anno, perché lui
vorrebbe vederla "pulita" e le piantacce selvatiche le chiama "la
zizzania". Oh, cazzi sua eh.

Cmq la copertura del manto verde da una grossa protezione, ma non in tutti
i contesti. Dipende anche dalla pendenza e dalla struttura e levigatezza
della roccia madre sotto. Ci sono posti (es. sicilia) dove i crinali sono
davvero erti, e se piove a sufficienza da lubrificare il suolo, viene giù
tutto, si scolla come una pelle in blocco l'intero versante e lascia la
roccia nuda o quasi. Lì c'è poco da fare : il problema del cambio di
regime di precipitazioni e gli eventi estremi, sono il problema alla fonte.

Però in altri contesti è vero, una buona copertura da protezione.
Qui da me il problema sono le vigne. Siccome qui va di moda (costa meno
trattamenti alle viti e meno fertilizzanti) tenere le vigne nude, senza
erbacce, con la terra a vista, per facilitare le operazioni varie, ogni
volta che piove sono torrenti di fango e pietre che scendono dalle colline
e tagliano le strade. Dove lasciano l'erba tra le viti non succede.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Post by Luca P.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Per gli incombenti, le biomasse sono attraenti perche' spesso
riutilizzano buona parte dei loro impianti fossili e non gliene frega
nulla del consumo di territorio,
beh non sempre è "consumo", può anche essere valorizzazione.
Senta, dobbiamo capirci: stiamo parlando di uso delle biomasse come il
5% del fabbisogno, o giu' di li', insomma, tanto vale non menzionarlo,
perche' in prospettiva resterebbe per sempre marginale (e speriamo sia
cosi') oppure delle tesi di uno sviluppo faraonico in cui l'Italia
prelevi almeno un quinto della energia dalle biomasse ? Perche' qui
alcuni amano menare il cane per l'aia ...
direi che per il tipo di territorio che abbiamo, l'espansione delle
biomasse possa avere più valore di asset in sé, che peso funzionale
all'energia, salvo realtà locali.
E ripeto, questo valore è la biodiversità.
L'italia, confrontata coi paesi europei, in questo senso nasce fortunata.
Ha (o almeno aveva), DA SOLA, il 30 % della variabilità biologica
dell'intera europa : malgrado sia e lo sia stata per più tempo in
assoluto, uno dei territori più antropizzati e rimaneggiati. Rimane
ricchissima di varietà. È praticamente un'arca galleggiante.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Post by Luca P.
Post by Roberto Deboni DMIsr
magari a scapito delle foreste primeve della Terra.
Che e' quello che accade se i piani delle biomasse sono "seri"
(in termini quantitativi, non in termini ambientalisti-morali,
devono anche considerare questi aspetti invece.
Post by Roberto Deboni DMIsr
nel senso che vadano a coprire quantita' degne di menzione della domanda
nazionale).
Se mi si cita le biomasse come parte della equazione per salvare il
paese dall'oblio energetico, si sia onesti e si quantifichi le quantita'
territoriali in gioco e la si smetta di usare le tattiche riduttive
sugli impatti da propaganda dei politici Verdi.
no, per recuperare i territori disabitati, per valorizzarli
Post by Roberto Deboni DMIsr
Se invece si ammette che le biomasse dovrebbero essere solo marginali
(tipo il 5% del fabbisogno) lo si premetta subito, che cosi' ci mettiamo
in pace. MA RIPETO: anche se la biomassa si limitasse al 5% del nostro
bisogno di energia primaria, l'impatto a lungo termine di questa
"innocua coltivazione" portera' alla sterilita' dei boschi "autoctoni"
mah, teoria tutta tua. Parlane con i tizi di Ikea :D
hai una visione un po' naif del suolo, di come si forma, del perché si
esaurisce. E che l'erosione è di gran lunga il primo nemico, ben più
dell'esaurimento dei micronutrienti.
Post by Roberto Deboni DMIsr
nel giro forse anche di un solo secolo. Ovviamente i fautori saranno
morti e non pagherebbero lo scotto morale per la loro ignoranza, come
del resto pare essere la tattica preferita di molti di questa
generazioni di "vecchi" sempre piu' vicini alla fossa.
Roberto Deboni DMIsr
2021-07-25 18:09:00 UTC
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Post by Soviet Mario
Post by Roberto Deboni DMIsr
Post by Luca P.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Post by Luca P.
http://grafici.altervista.org/produzione-lorda-di-energia-elettrica-
per-fonte-nellunione-europea-e-nel-mondo/
Post by Roberto Deboni DMIsr
Le "altre rinnovabili" sono quasi tutto di biomassa.
Perche' non indicarlo, visto che e' la fonte rinnovabile con la
maggiore produzione ?
Sarebbe utile saperlo, perche' la biomassa occupa da 30 a 50 volte piu'
dissento : la biomassa non "occupa" il territorio, valorizza il
territorio. Una zona boscata, anche coltivata, è in sé stessa un valore
aggiunto.
Verissimo. Ma quanta biomassa puo' avere dai boschi esistenti ?
se si fa "manutenzione" si ottiene eccome. Sfoltimenti a macchia, anche
semplice raccolta di rami e fogliame caduto e/o di piante morte per
malattie. Anche il verde urbano produce potature e sfalci.
Sia chiaro che è tutta biomassa da gassificazione (*), inadatta alla
fermentazione alcoolica e nemmeno adatta all'estrazione di oli.
(*) ovviamente esiste anche l'uso diretto, come "cippati" o
"pellettizzati", o legna da ardere diretta. Diciamo che il gassificato può
concorrere all'elettrificazione, gli altri si prestano al massimo a
cogenerazione, ma più spesso al solo riscaldamento.
La legna da ardere buona è un non senso da pellettizzare, energeticamente
parlando
Tutto quello che vuole, ma una quantificazione ?

La domanda voleva essere retorica, ma ora mi rendo conto che dalla sua
parte (come di tanti sostenitori convinti dei verdi) non e' stato mai
fatto alcun calcolo reale. Non voglio costringerla a fare lunghe
ricerche, e le semplifico l'approccio, ragionando sui valori
massimi fattibili.

Il metodo e' quello che ho usato per provare fuori da ogni dubbio
come l'impianto olio da palma di Acerra e' uno scandalo senza
appello. Poteva avere senso prima del 2005, ma nel giro di 15
anni, con l'arrivo del fotovoltaico "di massa", con la maturazione
del solare termodinamico e lo sviluppo dell'eolico di potenza
fuoricosta, il mondo e' completamente cambiato, potremo anche
dire, rovesciato. Nel caso dell'olio di palma ho dimostrato che la
massima produzione fattibile (e si tratta di una valore ottimale,
con abbondante irrigazione e concimazione) e' di 4 tonnellate/ettaro.
Notare come i promotori dell'olio da palma:

<https://www.degruyter.com/document/doi/10.1515/opag-2020-0063/html>

arrivino a:

"Palm oil is a vegetable oil which has high productivity and low
production [ndr:costs ?] with a productivity of 5 tons/ha"

Notare come tutto l'articolo e' volto a lodare gli aspetti economici.
Non c'e' alcuna valutazione in termini di capacita' di soddisfare
le esigenze di un modo futuro che chiedesse massivamente olio da
palma. Attenzione, leggerete anche valori di 12 tonnellate/ettaro,
ma quelli sono valori massimi riferiti al frutto, quindi contenente
anche acqua e parti con cellulosa. Il frutto infatti deve essere
spremuto, e nel caso dei biocarburanti, anche lavorato chimicamente.
I tedeschi, abili mistificatori seriali (diesel-gate, Greenpeace
sul nucleare, etc.) si sprecano:

<https://europa.eu/capacity4dev/file/16813/download?token=fSpbRgGr>

"Results showed a statistically significant increase of palm oil
yield of the project-participating farms from 17.17 to 19.75 tons
per hectare FFB."

FFB = fresh fruit bunches, cioe' cespi di frutto fresco

Quel documento e' definito "fact-sheet" ovvero cio' che i
parlamentari consultano per prendere le decisioni. Ma perche'
parlare di frutto fresco se nessuno lo esporta (e importa in
Europa) ? Confrontate questo dato (e anche quello che io utilizzo
nei calcolo per non offrire il fianco a facile controbattute),
con questo valore:
2,8 tonnellate/ettaro (riferito a dati fino al 2018, gli
ultimi elaborati nel 2020 dalla FAO)

<http://www.fao.org/faostat/en/?#data/>

Infatti ho scoperto che il dato da me utilizzato di 4 t/ha,
in realta' si basava su calcoli ipotetici su superfici
stimate dalla FAO fino al 2020. Ma quest'anno e' saltato fuori
che gli operatori hanno mentito, infatti grazie al completamento
del rilievo satellitare mondiale delle aree coltivate, usando
svariati satelliti lanciati in orbita nell'ultima decade,
la FAO ha stimato che l'area coltivata a palma da olio e' in
realta' molto piu' vasta, ottenendo una media di 2,8 t/ha di
olio da palma (a partire dai dati di produzione mondiale di
olio da palma) invece dei precedenti 4 t/ha.

I numeri sono 71,45 milioni di tonnellate di olio da palma
(mondiale) su circa 19 milioni di ettari. Ma attenzione,
solo una frazione del raccolto e' disponibile come olio
vegetale, cioe' una cifra intorno ai 53,8 milioni di tonnellate
da cui segue il valore di 2,84 t/ha. Quindi, come voluto,
sono stato fin troppo buono con l'olio da palma.

Ed ora, notare: l'olio da palma e' l'olio vegetale con una
efficienza di conversione biologica gran lunga maggiore di
quella di tutte le altre alternative. Per esempio, l'olio di
girasole si attesta a 0,7 t/ha, l'olio di colza a 0,65 t/ha,
la soia si ferma a 0,45 t/ha, l'olio di oliva a 0,34 t/ha.

Anche con la legna dobbiamo stare attenti tra il calcolare
la massima umida al momento del taglio e il relativo valore
energetico (a partire dalla massa secca con un limite di
umidita' residua). Ecco alcuni valori in letteratura:

PCS (potere calorifico superiore)

betulla 19,5 J/gr
acero americano 19,2 J/gr
olmo siberiano 18,5 J/gr
pioppo 17,9 J/gr

intorno ai 7 anni di eta' (ovviamente piu' la pianta e' matura,
piu' componente lignea ha).
Attenzione: e' riferita alla massa secca, solo ligneo, il cui
valore di resa varia fortemente:

pioppo coltivazione industriale 15 t/ha
acero americano 15 t/ha
olmo siberiano <8 t/ha
betulla 5 t/ha

Il dato varia notevolmente a seconda della densita' di piante.
Ad esempio, l'olmo coltivato a 1400 alberi per ettaro,
rende 4,7 t/ha di materia secca, mentre se coltivato a 7000
alberi per ettaro, la resa sale a 9,8 t/ha (ma le piante sono
piu' snelle e abbiamo un maggiore numero di piante da tagliare).

Ora, quanto ci si puo' aspettare da un bosco autoctono, non
pre-diradato (la massima acquisizione di massa biologica si
ha negli anni dal 4to al 7mo), non irrigato tutto l'anno,
non concimato, non trattato contro organismi infestanti,
non lavorato ?

Da un vecchio manuale di agronomia, ma qui si tratta di
produzione di legname, trovo che il pioppo, piantato a 300
alberi per ettaro, tagliato a dieci anni da' 200 m3 di
legname, tagliato a 15 anni da' 400 m3 di legname, tagliato
a 18 anni da' 600 m3 di legname.

Un altra fonte, per pioppo di 10 anni, ma da che se ogni
albero ha uno spazio di 0,5 x 0,5 m, la resa e' di 400 t/ha,
mentre se ogni tronco ha 4 x 4 m, la resa e' di 125 t/ha.
Ovviamente si tratta di massa verde.

Forse un dato applicabile l'abbiamo qui:

<https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/rapporti/R_196_14__impacts_SRF_plantations.pdf>

dove si e' calcolato un "raccolta" del bosco ceduo a breve
rotazione (SRC). Ma attenzione, e' ancora industriale:

"The management practices for SRC (soil preparation, weed control,
planting, fertilisation, harvest, etc.) are more similar to those
of agricultural annual crops than to forestry practices."

E notare:

"Once established, SRC requires no annual soil cultivation and
considerably *less* agrochemical input. The lower intensity of
SRC cultivation, particularly the *lower* nitrogen fertiliser
application, results in a much lower carbon footprint compared
with food or biofuel production based on annual agriculture
food crops."

Capito ? *meno* trattamenti agrochimici, *minori* applicazioni
di fertilizzanti azotati. Cioe' ci sono trattamenti.

"In mini-rotation, which is the main cultivation method for willow,
the trees are harvested after two or three years. The tree density
is 16,000 to 20,000 per hectare. Midi-rotation takes four to six,
at most ten years with a tree density of 6,000 to 9,000 per hectare
and is often used for poplar."

Di fatto pare che il raccolto ricordi la falciatura dell'erba ...

A pagina 28 la tabella 1 ci da', con il salice, per tagli ogni
1-4 anni, 30-60 tonnellate/ha di materiale verde, con un
45%-62% di umidita' sulla massa.

Divagazione: leggersi a pagina 37:

"In the past, deadwood was perceived as a negative element of
forest management, normally associated to mismanagement,
negligence, and wastefulness of the applied forest management ..."

Ma poi:

"However, from the ecological point of view, dead wood is vitally
important for habitat provision for a number of species. As a matter
of fact, dead wood has been selected as one of the Pan-European
indicators of sustainable forest management ..."

===================================================================

A pagina 60, tabella 11 abbiamo un valore ottimale per la robinia
di >100 m3/ha/anno, a 17,83-18,62 GJ/m3 ovvero 18,2-19,8 kJ/kg
e a 10-15 tonnellate di materia lignea secca, ci da'

19 kJ x 12'500 kg/ha = 237'500 kJ/ha cioe' 237,5 MJ/ha circa

65 kW·h/ha/anno

convertita in energia elettrica sarebbero solo 20 kW·h(e)/ha/anno.
quando il fotovoltaico su 10'000 m2 ne fa almeno 1'000'000 kW·h
in Lombardia.

Qualcuno verifichi i calcoli, dalla doppia riga in giu',
perche' non pensavo che il bosco ceduo fosse una tale frana
energetica. Provo anche una conversione in calorie, il valore
di 19 kJ/kg si tradurebbe in 4,54 kCal/kg ovvero 5,3 kW·h/kg.
Il dato di partenza sembra plausibile.

Mi fermo qui in attesa di verifica del dato di 65 kW·h/ha/anno.
E questo per un bosco ceduo tagliato industrialmente con
concimazione periodica.

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Post by Soviet Mario
Post by Roberto Deboni DMIsr
Nel condominio, una volta l'erba la tagliavamo fai-da-te,
e la lasciavamo a seccare e disfarsi sulla terra.
oh non lo facevano per scrupolo, ma per "pacciamare" in modo che la
ricrescita, senza sole, fosse più lenta,
No, no, per avere il "prato all'inglese" cercavamo di tagliare spesso
e quindi evitare la pacciamatura. Il mio tosaerba aveva il getto
laterale (quindi senza sacco) che "spargeva" l'erba, senza
fare le "strisce". Sorvolo sul fatto che poi d'estate qualcuno
saltava il torno, l'erba, alta un metro, formava le zocche e
tutto la cura precedente andava a farsi friggere. Mi e' toccato
comperare una falce (il nonno mi aveva insegnato l'uso)
per qui casi.

8>< ----
Post by Soviet Mario
Post by Roberto Deboni DMIsr
la soluzione sara' quella dei prati di plastica, che oltretutto non
portano insetti (mi e' incredibile la fobia sempre piu' diffusa verso
gli insetti che riscontro man mano che le generazioni si allontanano
attenzione ! Gli insetti stanno diventando un problema severissimo a causa
sia dei cambi climatici sia dei flussi di specie alloctone prive di
predatori. Pensa alla fottuta zanzara tigre, e alla cimice asiatica, alle
varie pesti dei castagni e degli olmi.
E stanno anche causando il dilagare di patologie anche severe (virus,
borreliosi e quanto).
È davvero il caso di dire che non ci sono più gli insetti di una volta ! :D
è vero letteralmente
Tra gli insetti ci sono anche le api ... e sull'erba di plastica
non trovano granche'. Invece quando il prato e' in fioritura (dopo
avere rinunciato al prato all'inglese ora abbiamo il prato
all'italiana :-) un po' di polline lo trovano. Anzi no, perche'
l'ipmresa e' implaccabile, non lascia neanche la fiorescenza.

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Post by Soviet Mario
Post by Roberto Deboni DMIsr
e' stata vivacemente bocciata da un gruppo di "fobici", e questo
nonostante che il comune fornisca gratuitamente il contenitore,
segno quindi che cosi' peregrina la mia idea non e').
Gia', la plastica, e immagino gia' la tesi: ogni oggetto permanente di
plastica costruito rimuove petrolio dall'ambiente ? (come oggi dicono
che i boschi "nuovi" rimuovono CO2 ?).
dall'ambiente??? la plastica si fa da petrolio estratto ex-novo ...
Infatti ...

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Roberto Deboni DMIsr
2021-07-26 02:36:28 UTC
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On 25/07/2021 20:09, Roberto Deboni DMIsr wrote:

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Post by Roberto Deboni DMIsr
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A pagina 60, tabella 11 abbiamo un valore ottimale per la robinia
di >100 m3/ha/anno, a 17,83-18,62 GJ/m3 ovvero 18,2-19,8 kJ/kg
e a 10-15 tonnellate di materia lignea secca, ci da'
19 kJ x 12'500 kg/ha = 237'500 kJ/ha cioe' 237,5 MJ/ha circa
65 kW·h/ha/anno
convertita in energia elettrica sarebbero solo 20 kW·h(e)/ha/anno.
quando il fotovoltaico su 10'000 m2 ne fa almeno 1'000'000 kW·h
in Lombardia.
Qualcuno verifichi i calcoli, dalla doppia riga in giu',
perche' non pensavo che il bosco ceduo fosse una tale frana
energetica. Provo anche una conversione in calorie, il valore
di 19 kJ/kg si tradurebbe in 4,54 kCal/kg ovvero 5,3 kW·h/kg.
Il dato di partenza sembra plausibile.
E qui ho fatto un errore: 19 kJ sono 0,0053 kW·h, ho sbagliato
di un fattore 1000.
Quindi qualcosa non torna nella tabella 11. Mi limito percio'
ad usare la quantita' di 12'500 kg/ha/anno, ma applicando
5,2 kW·h/kg e quindi siamo a

65'000 kW·h/ha/anno, che se convertiti in energia elettrica fanno
20'000 kW·h/ha/anno.

Sempre molto meno di 1'000'000 di kW·h fotovoltaici, ma non cosi'
pessimo. Siamo a 15 volte meno energia primaria della biomassa
ovvero di 40-50 volte meno elettricita' rispetto al fotovoltaico.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Mi fermo qui in attesa di verifica del dato di 65 kW·h/ha/anno.
E questo per un bosco ceduo tagliato industrialmente con
concimazione periodica.
Quindi, quanto in meno potremo ricavare da un bosco lasciato
naturale ?
Roberto Deboni DMIsr
2021-07-26 02:50:48 UTC
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Post by Roberto Deboni DMIsr
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Post by Roberto Deboni DMIsr
===================================================================
A pagina 60, tabella 11 abbiamo un valore ottimale per la robinia
di >100 m3/ha/anno, a 17,83-18,62 GJ/m3 ovvero 18,2-19,8 kJ/kg
e a 10-15 tonnellate di materia lignea secca, ci da'
19 kJ x 12'500 kg/ha = 237'500 kJ/ha cioe' 237,5 MJ/ha circa
65 kW·h/ha/anno
convertita in energia elettrica sarebbero solo 20 kW·h(e)/ha/anno.
quando il fotovoltaico su 10'000 m2 ne fa almeno 1'000'000 kW·h
in Lombardia.
Qualcuno verifichi i calcoli, dalla doppia riga in giu',
perche' non pensavo che il bosco ceduo fosse una tale frana
energetica. Provo anche una conversione in calorie, il valore
di 19 kJ/kg si tradurebbe in 4,54 kCal/kg ovvero 5,3 kW·h/kg.
Il dato di partenza sembra plausibile.
E qui ho fatto un errore: 19 kJ sono 0,0053 kW·h, ho sbagliato
di un fattore 1000.
Quindi qualcosa non torna nella tabella 11. Mi limito percio'
ad usare la quantita' di 12'500 kg/ha/anno, ma applicando
5,2 kW·h/kg e quindi siamo a
65'000 kW·h/ha/anno, che se convertiti in energia elettrica fanno
20'000 kW·h/ha/anno.
Sempre molto meno di 1'000'000 di kW·h fotovoltaici, ma non cosi'
pessimo. Siamo a 15 volte meno energia primaria della biomassa
ovvero di 40-50 volte meno elettricita' rispetto al fotovoltaico.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Mi fermo qui in attesa di verifica del dato di 65 kW·h/ha/anno.
E questo per un bosco ceduo tagliato industrialmente con
concimazione periodica.
Quindi, quanto in meno potremo ricavare da un bosco lasciato
naturale ?
Dunque, se volessimo produrre un terzo della elettricita' da
biomassa (cioe' 100 TW·h), ci servirebbero 5 milioni di ettari.

Per fare lo stesso usando il fotovoltaico, in Lombardia, ci
basterebbero 100'000 ettari (1'000 km2). Ovviamente il fotovoltaico
nel meridione c'e' la fa con meno ettari.

Questo significa che se scegliamo il fotovoltaico in alternativa
alla biomassa. lasciamo 4,9 milioni di ettari a bosco intatti,
perche' facciano "natura", "parco" o quello che preferite.

Naturalmente non e' cosi' semplice, perche' in realta' l'energia
elettrica da biomassa e' dispacciabile. E quindi quei 100'000
ettari di fotovoltaico richiedono anche qualcosa altro per fare
cio' che fa la biomassa: produrre elettricita' anche di notte.

Ed e' qui che subentra il solare termodinamico (CSP) con accumulo
termico. In Sud Africa c'e' un impianti ibrido FV+CSP in cui la
sezione CSP entra in produzione solo nel tardo pomeriggio e poi
lavora tutta la notte. Durante il giorno il suo parco di specchi
parabolici lineari e' dedicato a ricaricare i serbatoi di calore.

Ed e' cosi' che il solare puo' rimpiazzare quel posto che prima
del 2005 era riservato alla biomassa (ma con grossa occupazione del
territorio e un pesante conflitto con il settore alimentare).

Di fatto il solare ha spodestato la biomassa, come alternativa
molto migliore (da 10 a 50 volte, a seconda di cosa ci interesse:
calore o elettricita').

Tra parentesi, 5 milioni di ettari sono 50'000 km2 su una
superficie dell'Italia, rocce e laghi compresi, di 300'000 km2
circa. Non resta molto per l'agricoltura ...
Soviet Mario
2021-07-26 14:40:56 UTC
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Post by Roberto Deboni DMIsr
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Post by Roberto Deboni DMIsr
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A pagina 60, tabella 11 abbiamo un valore ottimale per la robinia di
100 m3/ha/anno, a 17,83-18,62 GJ/m3 ovvero 18,2-19,8 kJ/kg e a 10-15
tonnellate di materia lignea secca, ci da'
19 kJ x 12'500 kg/ha = 237'500 kJ/ha cioe' 237,5 MJ/ha circa
65 kW·h/ha/anno
convertita in energia elettrica sarebbero solo 20 kW·h(e)/ha/anno.
quando il fotovoltaico su 10'000 m2 ne fa almeno 1'000'000 kW·h in
Lombardia.
Qualcuno verifichi i calcoli, dalla doppia riga in giu',
perche' non pensavo che il bosco ceduo fosse una tale frana
energetica. Provo anche una conversione in calorie, il valore di 19
kJ/kg si tradurebbe in 4,54 kCal/kg ovvero 5,3 kW·h/kg.
Il dato di partenza sembra plausibile.
E qui ho fatto un errore: 19 kJ sono 0,0053 kW·h, ho sbagliato di un
fattore 1000.
Quindi qualcosa non torna nella tabella 11. Mi limito percio'
ad usare la quantita' di 12'500 kg/ha/anno, ma applicando 5,2 kW·h/kg e
quindi siamo a
65'000 kW·h/ha/anno, che se convertiti in energia elettrica fanno
20'000 kW·h/ha/anno.
Sempre molto meno di 1'000'000 di kW·h fotovoltaici, ma non cosi'
pessimo. Siamo a 15 volte meno energia primaria della biomassa ovvero
di 40-50 volte meno elettricita' rispetto al fotovoltaico.
Post by Roberto Deboni DMIsr
Mi fermo qui in attesa di verifica del dato di 65 kW·h/ha/anno.
E questo per un bosco ceduo tagliato industrialmente con concimazione
periodica.
Quindi, quanto in meno potremo ricavare da un bosco lasciato naturale ?
Dunque, se volessimo produrre un terzo della elettricita' da biomassa
(cioe' 100 TW·h), ci servirebbero 5 milioni di ettari.
Per fare lo stesso usando il fotovoltaico, in Lombardia, ci basterebbero
100'000 ettari (1'000 km2). Ovviamente il fotovoltaico nel meridione
c'e' la fa con meno ettari.
Questo significa che se scegliamo il fotovoltaico in alternativa alla
biomassa. lasciamo 4,9 milioni di ettari a bosco intatti, perche'
facciano "natura", "parco" o quello che preferite.
Naturalmente non e' cosi' semplice, perche' in realta' l'energia
elettrica da biomassa e' dispacciabile. E quindi quei 100'000 ettari di
fotovoltaico richiedono anche qualcosa altro per fare cio' che fa la
biomassa: produrre elettricita' anche di notte.
Ed e' qui che subentra il solare termodinamico (CSP) con accumulo
termico. In Sud Africa c'e' un impianti ibrido FV+CSP in cui la sezione
CSP entra in produzione solo nel tardo pomeriggio e poi lavora tutta la
notte. Durante il giorno il suo parco di specchi parabolici lineari e'
dedicato a ricaricare i serbatoi di calore.
Ed e' cosi' che il solare puo' rimpiazzare quel posto che prima del 2005
era riservato alla biomassa (ma con grossa occupazione del territorio e
un pesante conflitto con il settore alimentare).
Di fatto il solare ha spodestato la biomassa, come alternativa molto
migliore (da 10 a 50 volte, a seconda di cosa ci interesse: calore o
elettricita').
non si può dire che l'abbia spodestata tout court. Dipende dagli usi e dal
posto.
Io in un unico rifornimento annuale, stocco 4 bancali di pellet a fianco
della casa.
La cosa buona della biomassa, è che è accumulo chimico permanente senza
autoscarica e di costo inferiore a qualunque altro accumulo per il momento
(considerato il costo per MJ).
Che batteria dovrei comprare per mettermi in una situazione equivalente ?

La mia situazione è FORSE un po' peculiare : consumi elettrici veramente
bassissimi, e termici piuttosto alti, ma tant'è, è un dato di fatto
Tra parentesi, 5 milioni di ettari sono 50'000 km2 su una superficie
dell'Italia, rocce e laghi compresi, di 300'000 km2 circa. Non resta
molto per l'agricoltura ...
Roberto Deboni DMIsr
2021-07-26 17:31:13 UTC
Permalink
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Post by Soviet Mario
Post by Roberto Deboni DMIsr
Naturalmente non e' cosi' semplice, perche' in realta' l'energia
elettrica da biomassa e' dispacciabile. E quindi quei 100'000 ettari di
fotovoltaico richiedono anche qualcosa altro per fare cio' che fa la
biomassa: produrre elettricita' anche di notte.
Ed e' qui che subentra il solare termodinamico (CSP) con accumulo
termico. In Sud Africa c'e' un impianti ibrido FV+CSP in cui la sezione
CSP entra in produzione solo nel tardo pomeriggio e poi lavora tutta la
notte. Durante il giorno il suo parco di specchi parabolici lineari e'
dedicato a ricaricare i serbatoi di calore.
Ed e' cosi' che il solare puo' rimpiazzare quel posto che prima del 2005
era riservato alla biomassa (ma con grossa occupazione del territorio e
un pesante conflitto con il settore alimentare).
Di fatto il solare ha spodestato la biomassa, come alternativa molto
migliore (da 10 a 50 volte, a seconda di cosa ci interesse: calore o
elettricita').
non si può dire che l'abbia spodestata tout court. Dipende dagli usi e dal
posto.
Io in un unico rifornimento annuale, stocco 4 bancali di pellet a fianco
della casa.
Come perdersi in un bicchiere d'acqua.
Post by Soviet Mario
La cosa buona della biomassa, è che è accumulo chimico permanente senza
autoscarica
Non si decompone ?
Post by Soviet Mario
e di costo inferiore a qualunque altro accumulo per il momento
(considerato il costo per MJ).
E continua a perdersi in un bicchiere d'acqua.
Post by Soviet Mario
Che batteria dovrei comprare per mettermi in una situazione equivalente ?
E saltare di palo in frasca (ragionare in modo confuso).

Mi scusi: lei per caso ha impianto di generazione elettrica
a biomassa ? No ? Cosa c'entra la batteria ?
Post by Soviet Mario
La mia situazione è FORSE un po' peculiare : consumi elettrici veramente
bassissimi, e termici piuttosto alti, ma tant'è, è un dato di fatto
E quindi quello che serve a lei e' un accumulo termico, non una
batteria!!! E il combustibile e' una forma di accumulo termico,
quindi non ha bisogno di altro.
Post by Soviet Mario
Post by Roberto Deboni DMIsr
Tra parentesi, 5 milioni di ettari sono 50'000 km2 su una superficie
dell'Italia, rocce e laghi compresi, di 300'000 km2 circa. Non resta
molto per l'agricoltura ...
La discussione verte sulla politica nazionale, di milioni di ettari,
e lei mi va a perdersi nel bicchiere d'acqua del suo caso particolare ?
Come se io fossi un imbonitore che stessi cercando di rifilare
al fotovoltaico a chi ha chilometro zero tanta biomassa da
potere farci anche un attivita' commerciale. Ma quanti dei
60 milioni di italiani hanno questa fortuna ?

Per esempio, in un ottica (questa e' la premessa con cui tutti
i politici iniziano oggi di dove dovremo arrivare nel 2050)
di chiudere tutto il termoelettrico (e quindi non si parla
di riscaldamento domestico a legna), dobbiamo affrontare anche
la questione della stagionalita' delle rinnovabili, oltre
che quello piu' banale del ciclo giorno-notte.

Alcuni paesi l'affrontano in modo abbastanza lineare con un
piano che prevede per quella data un adeguato parco di
centrali nucleari (fornitura di base e riserva invernale).

L'Italia invece deve pensare a produrre combustibili ricavati
dalle rinnovabili. Fino al 2005, l'unica idea papabile,
se cancelliamo carbone, gas, petrolio e nucleare (tolto un
minimo di geotermico e a fronte della saturazione
dell'idroelettrico) era la biomassa. Il che allora aveva
un suo senso, anche perche' eravamo di meno di oggi.
A dire la verita', gia' negli anni '80-'90 mi pareva
ovvio la soluzione solare termodinamica, ma tant'e', c'era
questa scusa della "biomassa".
Anche perche' non si era avuto ancora l'impatto sulla produzione
alimentare e quindi non si era ancora capito che l'offerta di
terreni era carente e si creava competizione RAGIONANDO A
LIVELLI NAZIONALI, non quelli particolari di una nicchia di
territorio con tanta legna a chilometro zero.

Purtroppo i politici sembrano dei muli: una volta che li
ha mandati in quella direzione, continuano sempre in
quella direzione, anche se dieci anni dopo la tecnica e'
cambiata totalmente.

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